Un tizio che deve acquistare tre abbonamenti per la sua azienda è finito dallo psichiatra. Pensava di cavarsela con una visita di cinque minuti a uno dei tanti negozi di telefonia mobile, caratterizzati da colori vivaci e signorine carine. E invece questo tizio è impantanato da due settimane: ormai non pensa ad altro. E non ne esce.
Serve un navigatore, e pure di quelli buoni, per orientarsi tra le liane
delle tariffe. Perché ogni compagnia ha quindici, venti tipi di abbonamento e a volerli studiare tutti, per provare a risparmiare, si finisce a perdere tempo e pazienza. Dovrebbe essere compito del garante per le comunicazioni mettere ordine in questa giungla e dare regole chiare ai gestori, sanzionando le campagne promozionali incomprensibili. Perché alla fine, chi ci perde, sono soltanto i consumatori. Cioè i cittadini più deboli, senz’armi davanti a compagnie che spendono milioni di euro in pubblicità, una piccola parte di quelli che lucrano dai clienti meno avveduti.
Che senso ha parlare di questi problemi? Ne ha, ne ha molto. La nostra vita quotidiana è fatta di tempo perso, quando sarebbe tutto molto più bello se non lo dedicassimo a districarci tra la burocrazia pubblica e quella privata. Non serve parlare degli uffici comunali o regionali o statali: sembrano costruiti a posta per far impazzire gli utenti e pure chi ci lavora. Ma il peggio del peggio è nella burocrazia privata: provate a cambiare gestore internet e vediamo in quanto tempo vi restituiranno la connessione.
Claudio Cugusi
giornalista