Al call center Prometeo non si pagano gli stipendi (dall'Unione Sarda)

Da marzo 57 lavoratori del call center di via Stamira non ricevono la busta paga
Prometeo, dipendenti senza stipendio
La società: non licenziamo nessuno, ma chiediamo pazienza

I 57 dipendenti della società specializzata in prestiti e mutui sono disperati. «Non abbiamo più soldi, neanche per andare al lavoro».
«Siamo stremati, non riceviamo lo stipendio da aprile». I dipendenti del call center della Prometeo, una società specializzata in prestiti e mutui personalizzati, suonano l'allarme. Da due mesi vanno al lavoro rimettendoci di tasca. E il futuro non sembra dei più rosei: i vertici dell'azienda chiedono pazienza, la crisi sta causando danni nel settore creditizio. Ma non parlano di tempi.
L'ALLARME Nella sede cagliaritana di via Stamira, a Pirri, (l'altra filiale della Prometeo è a Sassari), sembra una giornata come tante altre. Al secondo piano del palazzo di vetro lavorano 57 dipendenti (39 a tempo indeterminato e 18 con contratto a progetto), soprattutto ragazze. Cuffie e microfono incorporato rispondono al telefono e digitano i dati al computer di possibili clienti. La porta è aperta, arriva la responsabile, non vuole parlare e invita a contattare la direzione milanese. Valentina Distinto è la rappresentante sindacale, non si fa pregare e racconta la preoccupazione di giovani che su questo lavoro hanno puntato tutto. «L'ultima busta paga è di marzo, da allora non abbiamo ricevuto un centesimo. Ci chiedono di sopportare, ma ormai siamo al limite». Barbara e Francesca, «niente cognomi per favore», fumano una sigaretta nell'atrio durante una pausa. «Tra noi ci sono madri di famiglia che non sanno più come fare». Quanto guadagnate al mese? «Lavoriamo 8 ore al giorno per cinque giorni, 40 la settimana. Qualche volta anche il sabato. A fine mese la busta paga oscilla, o meglio oscillava, sui mille euro. Ma ormai, quel pezzo di carta con relativo assegno, è solo un ricordo». Alla Prometeo lavorano anche tre stagisti. «Sono qui da maggio e non ho mai visto un centesimo», afferma un ragazzo che per l'anagrafe, visti i brufoli, avrà sì e no 20 anni.
IL SINDACATO La vertenza della Prometeo è seguita dalla Cgil, «che però dovrebbe metterci più impegno», dicono in coro quattro telefoniste. Simona Falzeco, delegata per il settore terziario di quel sindacato, da Roma conferma il momento delicato. «Siamo preoccupati per l'evolversi della vicenda. Abbiamo chiesto un incontro con l'azienda e l'apertura di un tavolo di discussione con la Regione: la Prometeo non deve chiudere. La società ha garantito che non licenzierà nessuno, che l'organico è fondamentale per la raccolta di adesioni. I dipendenti sono disponibili ad analizzare tutte le soluzioni per arginare la crisi. Chiedono di avere pazienza, ma serve il minimo per vivere e per recarsi al posto di lavoro». Cosa farete, quali saranno le prossime mosse? «Per il momento abbiamo proclamato lo stato di agitazione». Pazienza sino a quando? «Sino a fine mese, i lavoratori non ce la fanno più».
LA SOCIETÀ Da Milano il responsabile della società Pablo Turini conferma il ritardo nel pagamento degli stipendi. «Colpa della crisi oggettiva che sta colpendo il mercato creditizio. Molte società del settore stanno chiudendo, noi vogliamo conservare il patrimonio aziendale. Per il Gruppo Prometeo l'apertura del proprio call center a Cagliari è stata a suo tempo una scelta strategica, legata strettamente al nostro modello di business e alle professionalità specifiche presenti sul territorio. La società - precisa Turini - non ha richiesto nessun contributo o fondo pubblico per questo progetto. Confermo che gli stipendi non ancora pagati ai dipendenti del call center sono due e che l'azienda ha costantemente informato e coinvolto la forza lavoro in questa fase, spiegando le ragioni dei ritardi e le iniziative intraprese per il ritorno alla normalità». Si possono fissare i tempi? «No, però abbiamo l'obiettivo di pagare lo stipendio entrante, per gli arretrati è necessaria una dilazione».
ANDREA ARTIZZU

17/06/2009

Leggi tutto l'articolo in pdf