Appello dei sindacati alla vigilia dell'assemblea del popolo sardo (dall'Unione Sarda)

«Senza riforme non ci sarà sviluppo»
Tre proposte in campo: nuovo piano di rinascita, nuovo Statuto, nuova intesa istituzionale tra Stato e Regione.

Per una volta i politici staranno ad ascoltare, fatta eccezione per i saluti delle istituzioni. Stavolta parla il sindacato, parla l'associazionismo (comprese le categorie dei produttori), parla la Chiesa. Anche Confindustria, invitata da Cgil, Cisl e Uil che sono i padroni di casa: ci sarà una platea di oltre mille persone, domani alla Fiera di Cagliari, per l'assemblea delle rappresentanze del popolo sardo. Un'iniziativa che punta a far convergere tutte le migliori energie della società isolana, per avviare un processo di innovazioni (anche istituzionali) capaci di indicare una strada per lo sviluppo.

GLI STRUMENTI L'idea è partire dall'aggregazione popolare, prima di discutere degli strumenti per realizzare le riforme: anche se, sotto questo aspetto, la proposta concorde sarà la Costituente. L'assemblea (inizio previsto alle 9.30) collegherà le otto iniziative provinciali che si sono tenute in queste settimane con una grande manifestazione di popolo, da mettere in calendario entro breve tempo a Cagliari.
Gli obiettivi cui tendere sono chiari: «Un nuovo piano di rinascita per l'Isola, un nuovo Statuto di autonomia, la rinegoziazione dell'intesa istituzionale con lo Stato. Un cammino di riforme che metta al centro il lavoro», sintetizza il segretario generale della Cisl Mario Medde, che domani terrà la relazione di apertura. La sua collega della Uil, Francesca Ticca, avrà il compito di presiedere i lavori che saranno poi conclusi dal leader della Cgil Enzo Costa.

I PROTAGONISTI Come detto, le sole occasioni di intervento diretto di esponenti politici saranno di tipo istituzionale. Come i saluti del sindaco di Cagliari Emilio Floris e del presidente della Regione Ugo Cappellacci (un terzo saluto lo porterà Giovanni Lilliu, accademico dei Lincei); o i contributi delle autonomie locali, coi presidenti dell'Anci (Tore Cherchi), dell'Unione delle Province (Roberto Deriu) e del Consiglio delle autonomie locali (Graziano Milia).
Per il resto il microfono sarà riservato alle associazioni imprenditoriali, alle cooperative, alla Coldiretti e al mondo dell'agricoltura, agli emigrati (ci sarà Tonino Mulas, presidente Fasi). Particolare rilievo avrà il contributo di don Pietro Borrotzu, responsabile dell'ufficio per la pastorale del lavoro della Conferenza episcopale sarda.

I TEMI La riflessione non potrà che partire dalla crisi che, nell'Isola, conosce proprio in questi giorni sviluppi drammatici. «Nelle assemblee territoriali delle ultime settimane - prosegue Medde - è stata forte la richiesta di un'azione unitaria tra tutte le componenti sociali e tra le aree geografiche dell'Isola. A Sassari si è detto che i problemi di Porto Torres sono gli stessi del Sulcis e del Medio Campidano: da soli, contro le grandi multinazionali, non ci si salva».
Il tema dell'unitarietà riguarda anche la politica: «Il fatto che in Sardegna il sindacato sia compatto nel presentare una propria idea di sviluppo, nonostante le forti divisioni a livello nazionale - fa notare Enzo Costa - dev'essere un richiamo per i partiti. Alla politica chiediamo di ascoltare, e di prendere atto della necessità di un modello di sviluppo che aiuti quel 20 per cento delle famiglie sarde ormai in gravi disagi». Secondo il leader della Cgil, sommando i disoccupati, le persone che usufruiscono di ammortizzatori sociali e quelli che hanno smesso di cercare un impiego perché scoraggiati, «in Sardegna mancano circa 150mila posti di lavoro. È chiaro che serve una stagione straordinaria per il rilancio».
«Noi ci stiamo rivolgendo a tutti», completa il ragionamento Francesca Ticca, «apriamo le porte a chiunque voglia confrontarsi su una proposta che Cgil, Cisl e Uil hanno maturato e che parte dalla partecipazione popolare. Una cosa è il sindacato che si occupa solo di contratti, un'altra è un sindacato che si fa carico di produrre idee per affrontare l'emergenza lavoro». Anche la segretaria della Uil si rivolge comunque al mondo della politica: «Intanto vedremo chi aderirà all'assemblea di lunedì. Noi certamente riteniamo che la politica debba concentrarsi su un progetto forte a medio e lungo termine: un progetto che non vediamo nei documenti economici elaborati finora».

A ZURI Tra le iniziative che seguiranno all'incontro di domani, ce n'è un'altra - strettamente collegata - che ancora una volta vedrà insieme i sindacati e i rappresentanti dell'associazionismo e della Chiesa. Mercoledì prossimo, proprio le associazioni che si occupano del contrasto alla povertà incontreranno la Giunta per discutere della creazione di un Centro regionale contro la povertà e per la dignità del lavoro. Una struttura che sia capace di coordinare le diverse azioni concrete sparse nel territorio: il Centro, che sarà finanziato dalla Regione, avrà sede a Zuri, la frazione di Ghilarza che è diventata simbolo della volontà di combattere il degrado e l'emarginazione sociale.
GIUSEPPE MELONI

29/11/2009