Il Cagliari Social Forum, ed entità ciclanti, organizzano per luglio un colorato percorso biciclistico, da Cagliari a La Maddalena.
In bici, lo strumento di locomozione più amico del Pianeta che ci sia (non inquina, e pedalare fa bene), democratico (costa poco) e nonviolento (non falcia pedoni, non dispensa tumori, non aggredisce l'ambiente né macella quadrupedi o pennuti che attraversino la strada), senza filtri né barriere (passa dappertutto; niente vetri, niente cinture; niente giubbotto antiproiettile né manganello, niente questurini), si passerà di paese in paese, cercando di spiegare che quei signori là, i padroni del mondo, ci lasceranno pure mangiare qualche briciola (e le dotte dissertazioni dei politicanti sardi, a destra e a manca, figuri acuti e lungimiranti, si fermano qui), che cade dal tavolo dove gozzovigliano per qualche giorno (finché non si trasferiranno a farlo altrove: è quel che sanno fare meglio), ma stanno spartendosi e distruggendo le risorse, i popoli, gli animali e le piante, la vita stessa, la vita tutta, del Pianeta. Lo fanno coi meccanismi spietati (ma solo con chi vogliono) del mercato (diventano statalisti o liberisti, a seconda delle convenienze), lo fanno (quando non basta) con le guerre. Lo vediamo ogni giorno. Ovunque.
E siamo complici della mattanza. Perché di striscio o di rimbalzo, ma sempre meno e sempre in meno, ne beneficiamo anche noi.
Quindi, almeno per ora, più sulla pelle dei popoli poveri che sulla nostra; più sulla pelle dei nostri amici animali e vegetali che sulla nostra; più sulla pelle delle generazioni future che sulla nostra.
Ma pian piano... alluvioni, catastrofi climatico-ambientali, guerre, disoccupazione 'di ritorno', malattie da sviluppo dissennato (in provincia di Sassari i tumori infantili sono triplicati in dieci anni; rapporto Airtum 2008. A Portoscuso, i bambini sono più scemi per via del piombo nel sangue; studio dell'Università di Cagliari).
Ora, le persone sveglie, e sono tante, mi accuseranno di essere contro il progresso, di non volere né la penicillina né il dentifricio; e mi ricorderanno che nell'Ottocento la speranza di vita era più bassa, che dovremo pur riscaldarci quando giunge la sera, e che senza l'i-pod non siamo niente.
Si potrebbe far notare che la tendenza comincia ad invertirsi; che, e da molti punti di vista, stiamo cominciando a vedere, anche da noi, figli con qualità della vita peggiore dei rispettivi padri: lo sviluppo non ci fa più sviluppare.
Pensiamo che, fino all'Ottocento, tanto per rimanere nei paraggi, l'uomo aveva vissuto per migliaia (o milioni!?) di anni senza modifiche evidenti all'ecosistema! Pensiamo a cosa è avvenuto negli ultimi cento anni! negli ultimi quaranta!
E' tutto buono? Decisamente no! E siamo all'inizio.
O si capisce che dovremmo separare ciò ch'è buono da ciò che non lo è, e tenerci solo il primo, o si è scemi. O in malafede.
Io, che sono un ottimista, spererei addirittura che le persone sveglie si svegliassero; non confondessero progresso con sviluppo; comprendessero che c'è sviluppo e sviluppo (e che con le parole ci si può giocare e si può essere giocati); e capissero che nessuno chiede di tornare al Paleolitico.
Si vorrebbe solo una cosa facile facile.
Si vorrebbe che la politica si occupasse della qualità della vita delle persone, anzitutto di quelle che stanno peggio, dell'ambiente e delle generazioni che verranno. Si vorrebbe che la politica si occupasse della sopravvivenza stessa delle forme di vita, di ogni vita. Si vorrebbe che la politica avesse la buona fede, la lungimiranza, la specchiata onestà di chi agisce per il bene comune e che nulla o poco in cambio pretende. Ma sono presi a fare altro. Cosa? Lo vedete da voi.
Da che si trae la conseguenza che la politica è questione troppo seria per lasciarla fare ai politici. Che non sono il peggio del peggio. Ma la 'migliore' espressione della società che li vota, quando li vota. Ch'è diventata quel che è per la pressione 'educativa' dei mezzi di comunicazione di massa. Che son diventati quel che sono per via delle scelte dei politici. Che son diventati quel che sono... Mutazione antropologica! Di matrice occidentale.
Il G8 è il luogo dove la politica, quella politica, si esprime al livello più alto. Mondiale. E più perverso.
Due cose dovremmo fare, la seconda più difficile.
Dire a quei signori, e a chi abbia orecchie per udire, che stanno distruggendo la Terra e le sue genti. Dissuaderli, contrastarli, combatterli. Alimentare il dissenso, mettere la sabbia negli ingranaggi del sistema.
La seconda, quella difficile, ma che sola può renderci credibili: agire con coerenza. Essere portatori sani di uno stile di vita che non tragga vantaggio dall'ingiustizia planetaria, ed anzi tenda ad eliminarla. Non è facile. Il discorso è lungo. Già lo conoscete. Ridotto ad un solo, riduttivo, concetto: consumare meno, e criticamente.
Dovremmo essere coerenti, altrimenti siamo solo 'un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna'.
Il Cagliari Social Forum, ed entità ciclanti, cercano attivisti-ciclisti che rispondano ai seguenti requisiti:
a) essere politicamente motivati ad una critica al modello sviluppista, liberista e di guerra, che il G8 interpreta al massimo livello, e quindi disponibili anche, volendo, ad animare le discussioni che si faranno durante il percorso con le comunità visitate;
b) essere fisicamente 'motivati' a spingere sui pedali per tappe di una cinquantina di chilometri al giorno, a luglio (nulla vieta di partecipare solo ad una o a poche tappe, ma si tenga presente che i chilometri giornalieri saranno comunque tali). Ed inoltre, cercano: persone di buona volontà, associazioni, amministrazioni ed amministratori locali che, a prescindere dalle convinzioni politiche, vogliano e possano, nella misura in cui diranno, collaborare all'organizzazione, mettere a disposizione spazi di discussione, promuovere pubblici dibattiti, dare supporto logistico (spazi o risorse per mangiare, rinfrescarsi, dormire), alla carovana, lungo il percorso (che sarà scelto sulla base delle disponibilità raccolte) tra Cagliari e La Maddalena.
Chi voglia, può mettersi in contatto con me.
Saluti
Sandro Martis