Antonello Cabras: il candidato più idoneo per la segreteria è Lai
In vista delle primarie il senatore del Pd delinea le strategie che il partito dovrà attuare per riconquistare consenso nell'Isola.
Non correrà per la segreteria, alle primarie che il 25 ottobre scioglieranno il Partito democratico sardo dal commissariamento. Una scelta di rinnovamento, che non gli impedirà di intervenire nel nuovo corso del Pd con il suo robusto bagaglio di esperienza politica.
Antonello Cabras, senatore, ex presidente della Regione e primo segretario del Pd nell'Isola, sogna un rilancio che affondi le radici nel coinvolgimento della base: «Un partito che vuole andare ben oltre 30 per cento deve essere strutturato e presente nel territorio», dice Cabras. «Dovrà fare sintesi, valorizzare gli apporti di tutti e quindi saper governare il pluralismo interno che immancabilmente ci sarà». Silvio Lai, portabandiera della corrente Bersani, per Cabras è il candidato politicamente più idoneo dei quattro scesi in campo (Giampaolo Diana, l'altro bersaniano, la candidata di Franceschini-Soru Francesca Barracciu e quello dell'area di Ignazio Marino, Carlo Balloi) per governare le tensioni interne e costruire qualcosa di importante: «Dipenderà dalle scelte che faremo nei prossimi quattro anni».
Onorevole Cabras, ci siamo.
«A settembre inizierà il giro di consultazioni con gli iscritti per affrontare la scelta della leadership. Sarà una tappa determinante in vista delle primarie di fine ottobre».
Il Pd sardo eleggerà il segretario tra quattro concorrenti. Avete l'imbarazzo della scelta.
«Questo comporta due aspetti. Il primo: è abbastanza positivo che ci sia la voglia di proporsi in una discussione interna complicata. Direi che è un segno di vitalità».
E il secondo?
«Questa vitalità, se da un lato è benaugurante, dall'altro potrebbe consegnarci un partito ancor più diviso. Non è il caso, soprattutto in questo momento. Serve un Pd che sì, discuta in maniera appassionata, ma che accantoni la litigiosità. A giudicare dai programmi, mi sembra si stia partendo con il piede giusto».
Come mai non si presenterà alle primarie?
«Sono stato segretario nel 2007, non ho completato il mandato. Ripropormi era fuori luogo».
Lei sponsorizza Silvio Lai.
«Lo sosterrò. Ma non è un voto contro gli altri: la mia preferenza per lui è una precisa scelta di campo».
Secondo qualcuno, tra i giovani politici del centrosinistra, Lai è il più preparato a guidare il partito.
«Non so se sia una questione di preparazione. Ha poco più di quarant'anni e l'esperienza giusta: direi che è il candidato più adeguato».
Chi dei quattro uscirà vincitore erediterà una situazione al limite.
«Senz'altro troverà un quadro politico diverso rispetto a quello di due anni fa, quando il Pd governava sia a Roma che alla Regione. Il nuovo segretario dovrà misurarsi con un partito in via di radicamento e mettere in campo tutte le strategie utili a recuperare consenso».
Divisioni, se non addirittura agguati da muretti a secco. La storia del Pd nell'ultimo anno registra anche questo. Tutta colpa di Soru?
«Non ho visto agguati, ma punti di vista che si sono confrontati. E una sconfitta elettorale che ha lasciato il segno: quella delle regionali. Chi ha avuto più influenza nel definire programmi e liste ha più responsabilità di altri».
Quindi?
«Soru era il presidente uscente e ricandidato. È chiaro che ha le sue responsabilità. Ma non ha perso solo lui: abbiamo perso tutti. Ora dobbiamo risollevarci».
La classe dirigente del Pd è già matura per tentare, tra quattro anni, di scalzare il centrodestra dal governo regionale?
«C'è molto tempo davanti a noi. Va sviluppata l'elaborazione politica e la capacità di proporre un'opposizione costruttiva. A gamba tesa sulle scelte sbagliate e di sostegno sui temi di interesse generale».
La sua ricetta?
«Se azzeccheremo le strategie e se la Giunta in carica non sarà all'altezza del compito, governeremo di nuovo. Altrimenti si continuerà a perdere».
L'ultima polemica tra Bersani e Franceschini, i candidati alla segreteria nazionale, guarda caso è su Di Pietro.
«La querelle su Di Pietro ci riporta al tema congressuale. Da una parte c'è una tesi che cavalca l'antipolitica. Dall'altra una posizione riformista, che privilegia i programmi e le emergenze su cui misurarsi. Da questo punto di vista, Di Pietro fa riemergere un tema caldo nel Pd: come si fa opposizione a Berlusconi?».
Bersani chiede all'ex pm di dare un taglio all'antiberlusconismo sciocco. Per il segretario uscente il nemico è il premier, non il leader dell'Idv. Chi tra i due ha ragione?
«Non penso che Bersani volesse dire che Di Pietro è un nemico, ma che l'opposizione si fa incalzando la maggioranza sui temi del Paese».
Sempre Bersani sostiene che occorre dare un senso alla storia del partito unico. Quale storia costruirete in Sardegna?
«Bersani è molto sensibile al tema dell'identità. È sostenitore del pensiero che il partito nasce da qualcosa di importante: dalla tradizione popolare, cattolico-democratica e socialista. C'è una storica area laica che può e deve ritrovarsi anche nell'Isola, dove l'identità e l'autonomismo sono da sempre temi forti».
Disoccupazione, povertà e crisi. La ricetta dei sindacati è il patto sociale. Concorda?
«Sì, purché si definisca chiaramente il contenuto di questo patto sociale. Sono le forze politiche a dover dare risposte».
Si profila un autunno caldo. La nuova finanziaria regionale sarà la prova del nove per la Giunta Cappellacci.
«Attenzione. Bisognerà affrontare anche tutto il tema del sistema industriale. Nonostante la fine della fase di sospensiva della chimica, non è venuta meno la decisione dell'Eni di tirarsi fuori dai giochi. La finanziaria del 2010 sarà un punto di partenza. È lì che si vedrà l'idea di sviluppo che il centrodestra ha della Sardegna. Aspettiamo».
L'autorità per l'energia ha dato il via libera alle tariffe agevolate per le industrie sarde, in particolare per il Sulcis. Che ne pensa?
«Questa vicenda nasce da un'interrogazione al ministro Scajola mia e di Francesco Sanna al Senato. Gli chiedevamo conto sulle tariffe agevolate, dopo avere presentato un emendamento in commissione. È un successo che arriva da lontano, di cui anche io vado fiero».
Lei è stato segretario del Psi, di Fd, dei Ds e del Pd. Quale aspetto di quelle esperienze vorrebbe innestare nel nuovo corso dei Democratici sardi?
«Il Pd non dovrà essere un un partito burocratico: gli iscritti devono essere una forza viva. Altrimenti ogni aspirazione, elettorale e di governo, diventerà velleitaria».
LORENZO PIRAS
20/08/2009
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