Call center: guerra dei sindacati contro Zd sul nuovo contratto (dall'Unione Sarda)

I lavoratori dei call center provocano, indirettamente, una guerra tra sindacati. Nei giorni scorsi, “Zona deprecarizzata” ha raggiunto un accordo con alcune aziende specializzate. In particolare, nel settore outbound si fa riferimento a uno schema di “contratto tipo del lavoratore autonomo”. Un accordo che, però, è andato di traverso alle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil che hanno affidato tutto il loro disappunto a un comunicato. I tre sindacati sostengono che quell'accordo finisce con il rendere strutturale il precariato anziché combatterlo”.
I confederali esplicitano il loro stupore per il fatto che “un movimento sindacale che fonda la propria esistenza sulla lotta alla precarietà”, si legge nel comunicato, “pubblicizzi un accordo in netta controtendenza al raggiungimento di una stabilità e al riconoscimento dei diritti dei lavoratori”.
Per Cgil, Cisl e Uil, l'accordo sottoscritto da “Zona deprecarizzata” rende “di fatto strutturale la forma precaria anziché privilegiare forme contrattuali subordinate che sono tante e che la fantasia di questa nuova classe imprenditoriale emergente, fra le quarantadue soluzioni previste dall'inserimento al lavoro, utilizza quella più povera, che ha meno diritti, ma soprattutto quella più inadeguata in base alle leggi vigenti”.
Mettendo in discussione l'accordo tra “Zona deprecarizzata” e aziende, le organizzazioni sindacali, citando una serie di norme, sottolineano il diritto a un contratto di tipo subordinato per “chi svolge lavoro in un call center con l'obbligo di osservare un orario, utilizzando strumenti e l'ambiente messi a disposizione dal datore di lavoro”.
“Siamo consapevoli”, prosegue il comunicato, “che, eccetto per le attività inbound, ben pochi sono stati gli accordi tendenti alla trasformazione delle collaborazioni e in occasione della presentazione (novembre 2007) dei dati di sintesi dell'attività di vigilanza ispettiva, ci è stata illustrata una situazione di non utilizzo genuino di tali tipologie contrattuali numericamente consistente, quasi 1.300, relative tutte al settore dell'outbound. Tali dati, unitamente alle situazioni che giornalmente verifichiamo e a quanto emerso in queste ore, rendono evidente che permane nel territorio e nel settore in questione un ricorso - quasi generalizzato - all'utilizzo delle collaborazioni, nonostante gli interventi anche di natura sanzionatoria”.

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La replica di Zd: i sindacati leggano bene l'accordo e non si facciano prendere dal livore

Invece di strillare per lesa maestà, quando il re è nudo da un pezzo, i sindacati farebbero meglio a leggere il testo dell'accordo, che prevede la netta differenziazione tra il lavoro autonomo e quello subordinato (ovviamente auspicato da Zd) nel rispetto delle leggi e delle circolari Damiano. Un accordo che mette le basi per evitare che lavoro autonomo e lavoro subordinato siano mischiati ad arte dai proprietari più spregiudicati di call center. Dei quali i sindacati dovrebbero occuparsi di più sollecitando seriamente l'aumento dei (troppo pochi) ispettori del lavoro, a fronte dei quali spuntano come funghi anche a Cagliari call center outbound che violano le più elementari regole del lavoro italiano.

Insinuare che Zd tradisce il suo nome e i suoi principi è gravissimo e mette in discussione le faticose relazioni con il sindacato, che pure dovrebbe interrogarsi sul perché non goda da un pezzo di tanta popolarità nei call center e soprattutto nella società. Ma forse è proprio questa la ragione del livore di Cgil - Cisl e Uil: il fatto che i duecento lavoratori di quei call center outbound cagliaritani si riconoscano nelle idee e nelle lotte di Zona deprecarizzata e ne facciano orgogliosamente parte. (Dario Manca - segretario Zona deprecarizzata)

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