Call center outbound, a Cagliari domina il lavoro irregolare (dall'Unione Sarda)

Call center, il lavoro irregolare è in linea

Solo 37 stabilizzazioni su 1930 addetti con contratto irregolare

Controlli a tappeto della Direzione del Lavoro di Cagliari. Abusi nei call center, ma le irregolarità sono diffuse.

Nella vecchia provincia cagliaritana, la metà dei lavoratori è irregolare. La conferma arriva dalle verifiche della Direzione provinciale del Lavoro nei primi nove mesi del 2008: su 2180 aziende esaminate, 1130 sono risultate fuori legge (il 51,83%). Per non parlare del mondo dei call center. Qui la stabilizzazione dei collaboratori a progetto, sancita con la Finanziaria del 2007, non ha portato i frutti sperati.

I controlli - condotti nel 2008 dalla Direzione provinciale del Lavoro, in collaborazione con sindacati, consulenti del lavoro, Inps e Inail - hanno prodotto soltanto 37 stabilizzazioni, rispetto ai 1930 lavoratori in possesso di un contratto non adeguato alla propria occupazione. Come spiega Virginia Mura, numero uno della Direzione provinciale del Lavoro, «i risultati delle azioni ispettive sono molto deludenti. Più che regolarizzare, gli imprenditori coinvolti nelle indagini hanno preferito fare ricorso e pagare gli avvocati». Insomma, per Virginia Mura la risposta delle imprese è stata negativa e ha vanificato di fatto gli obiettivi della Finanziaria 2007.

I CALL CENTER La manovra di bilancio aveva previsto un programma di accompagnamento alla stabilizzazione - da completarsi entro il 30 settembre 2008 - dei lavoratori a progetto nei call center. L'attività, nella vecchia provincia di Cagliari, ha comportato ispezioni in 39 aziende con 2563 lavoratori, di cui 1570 a progetto. La Direzione provinciale del Lavoro ha rilevato che almeno 1476 lavoratori atipici dovrebbero essere inquadrati come subordinati, mentre altri 57 dispongono di un contratto per prestazioni occasionali, pur essendo lavoratori subordinati in tutto e per tutto. Solo 37 dipendenti sono stati regolarizzati da un'unica ditta. In cifre, l'importo di contributi non versato è pari a 3,43 milioni di euro, mentre la quantità di premi assicurativi da recuperare si aggira attorno ai 346 mila euro. Oltre alle ispezioni stabilite in Finanziaria, nel 2008 la Direzione del Lavoro ha svolto una normale attività di vigilanza. Anche in questo caso, però, i risultati non sono stati incoraggianti. Ad oggi, i call center esaminati sono 22 e occupano almeno 397 persone con contratti da trasformare in rapporti a tempo indeterminato. Su questo fronte, i contributi da recuperare toccano quota 967 mila euro, mentre i premi Inail raggiungono i 67,6 mila euro.

I SINDACATI La situazione lavorativa nei call center mette in allarme i rappresentanti dei lavoratori. «In questi mesi, abbiamo riscontrato un'assenza totale di cultura sindacale all'interno delle aziende prese di mira dalla Direzione del lavoro», osserva Mimmo Contu, della Cisl di Cagliari. Una mancanza che, secondo Enzo Costa, segretario territoriale della Cgil, «danneggia quelle imprese che operano nel rispetto delle norme. Chi sottopaga i lavoratori», commenta il sindacalista, «ottiene un ingiusto vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza». Per Elisabetta Sorgia, della Uil regionale, «il fenomeno dei call center resta ancora un mistero: in Sardegna», spiega, «lavorano almeno settemila persone, oltre il 50% con un contratto a progetto». Lo sfruttamento è «elevatissimo», continua Tonino Ortega, della Uilcom: «Bisognerebbe arrestare la proliferazione delle aziende subappaltatrici, impedendo per legge il meccanismo per cui il committente - Telecom, Vodafone o Tiscali - possa appaltare il servizio a un'azienda la quale, successivamente, subappalta il lavoro a un'altra impresa».

GLI IRREGOLARI Ma il problema delle aziende irregolari non riguarda solo i call center. La Direzione del Lavoro ha registrato che in tutti i settori ci sono imprese fuori norma. Nei primi nove mesi del 2008, su 2180 imprese cagliaritane ispezionate, il 51,83% non ha rispettato le leggi sul lavoro. In valore assoluto, si parla di 1130 società: 249 (22%) nell'industria, 329 (29%) nell'artigianato, 505 (45%) nel commercio e 47 (4%) nell'agricoltura. Le violazioni si riferiscono a 4281 lavoratori irregolari, di cui 908 in nero.

VIOLAZIONI E SANZIONI Le imprese, scoperte dalla Direzione provinciale del Lavoro, dovranno restituire all'Inps e all'Inail (e altre casse previdenziali come l'Enpals) 11,7 milioni di contributi non versati. Inoltre, nel corso dell'attività di vigilanza sono state contestate 4873 violazioni amministrative (sulle norme per il collocamento, sull'omessa consegna del contratto di assunzione e sui riposi) e 440 violazioni penali (in materia di appalti, mancato versamento delle ritenute previdenziali, tutela dei minori e sicurezza negli ambienti di lavoro). Non sono poi mancati i provvedimenti di sospensione delle attività: 16 le imprese colpite, su cui sono piovuti 35,1 milioni di euro di sanzione. Infine, un dato: il record negativo va al comparto turistico, con il 71,36% di aziende irregolari.
LANFRANCO OLIVIERI