ROMA - L'ultimo attrito sulla questione nomadi a Roma ora si gioca su una casetta di legno. Ovvero un'abitazione alternativa e civile alla soluzione dei container che domani sarà inaugurata proprio nel campo Casilino 900, quello dove la scorsa notte ci sono stati momenti di tensione con alcuni residenti della zona. Una protesta che ha sfiorato lo scontro fisico provocata dai roghi di immondizia e rame che rendono, secondo gli abitanti, l'aria irrespirabile. E rientrata grazie anche alla mediazione del Campidoglio e delle forze di polizia. Ma ora l'inaugurazione della casetta di legno rischia di innescare nuove polemiche ed essere la scintilla di nuove proteste. La casetta si inaugurerà domani alla presenza del prefetto di Roma Carlo Mosca. Assenti gli esponenti del Campidoglio. Che anzi per voce del presidente della Commissione per la sicurezza, Fabrizio Santori, giudica l'inaugurazione, di quello che definisce ironicamente 'uno chalet di legno', 'un passo falso delle autorità locali' anche perché, spiega, la costruzione sorgerà 'in un'area soggetta a vincoli archeologici e nonostante il diniego dell'ufficio tecnico municipale'. Non solo: il presidente della Commissione capitolina alla sicurezza attribuisce la protesta dei cittadini della scorsa notte 'ai tentennamenti che stanno caratterizzando il censimento rom' nella capitale, caratterizzato da un braccio di ferro tra il prefetto Carlo Mosca, contrario alla rilevazione delle impronte ai minori, e il Viminale. E chiede 'un cambio di marcia' nella gestione della questione rom nella capitale. Domani il prefetto, nelle vesti di Commissario per l'emergenza nomadi a Roma, sarà presente all'inaugurazione della 'casa di legno' assieme ad alcuni professori dell'Università Roma Tre che hanno collaborato al progetto e a Don Paolo Lojudice del Pontificio Seminario Romano. Nelle intenzioni dei promotori dell'iniziativa 'Savorengo Ker', ovvero 'La casa di tutti', la costruzione è una risposta concreta a migliorare le condizioni di vita dei rom. Costruita dagli stessi nomadi delle quattro etnie che vivono a Casilino 900, la struttura è una casa di 70 metri quadri su due piani, con soggiorno, cucina, servizi, tre camere e veranda: per ora, essendo un progetto pilota, accoglierà uno spazio gioco e studio per bambini, un laboratorio per il centro di medicina solidale e sarà sede di una cooperativa gestita dai Rom per risanare l'insediamento. Il progetto è stato realizzato oltre che dalla comunità rom anche dal Dipartimento studi Urbani dell'Università Roma Tre, con il sostegno della Biennale di Venezia e in collaborazione, tra l'altro, col Servizio di Medicina solidale del Policlinico di Tor Vergata e la Comunità di Sant'Egidio. (fonte Ansa) |
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