“Il nuovo segretario del Partito democratico è Pierluigi Bersani. È stato eletto dal 55,13% degli iscritti, che hanno votato in 7221 congressi di circolo. Per quanto mi riguarda, il congresso del Pd finisce qui. Auguri a Bersani, e adesso proviamo a fare un po’ di politica, se ne siamo ancora capaci. Non esiste al mondo nessun club, associazione, confraternita o bocciofila il cui responsabile non venga eletto dai propri membri, iscritti o tesserati: figuriamoci un partito. Negli Stati Uniti le “primarie” si convocano per scegliere il candidato alla Casa Bianca, non il segretario del partito; e vi possono partecipare, salvo rarissime eccezioni, soltanto gli elettori che si sono precedentemente registrati per quel partito. È dunque un unicum mondiale la bizzarra procedura seguita in questi giorni dal Pd per scegliere il suo nuovo leader: sabato 25 ottobre Silvio Berlusconi, o Beppe Grillo, o Antonio Di Pietro potrebbero presentarsi al gazebo sotto casa e votare per il segretario che preferiscono. In compenso, l’opinione di alcune centinaia di migliaia di militanti non conta nulla. È ora di dire basta al fanciullesco autolesionismo “democratico”. I partiti, secondo la Costituzione repubblicana, sono l’articolazione concreta della democrazia: sono cioè il luogo in cui i cittadini prendono parte alla decisione politica. Iscriversi ad un partito non è obbligatorio; farlo comporta alcuni doveri e alcuni diritti. È insultante chiedere ad un militante di attaccare un manifesto, e poi impedirgli di scegliere chi vuole come segretario. L’idea che esista una “società civile” buona al di fuori dei partiti, e che i partiti siano un ricettacolo di clientele e malaffare, è puro fascismo. Ritenere che chi ha la tessera conti meno di chi s’imbatte per caso in un gazebo, significa vergognarsi di se stessi e della propria storia. Gli italiani non chiedono al Pd di votarne il segretario: chiedono un’opposizione forte, credibile, seria, pragmatica, intelligente. Dei gazebi veltroniani agli italiani non importa un fico secco: vogliono un’alternativa di governo, una via d’uscita alla crisi, una nuova prospettiva per il Paese. È avvilente constatare che un presidente del Consiglio in estrema difficoltà si trovi di fronte un’opposizione ripiegata sul proprio ombelico, preda di una straordinaria furia autolesionista, muta e sorda e cieca. Per quel che vale il mio voto, non mi sento di avallare una procedura insensata, ridicola, patetica. Sono stato iscritto al Pci e ho un grande rispetto dei partiti e dei loro militanti: non posso dunque non rispettare i 255.189 compagni e amici che hanno eletto Bersani segretario del Pd”. |
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