Lontani dai problemi concreti della gente si perde e si perderà sempre. E non c’è leader o lìder (alla sudamericana) che tenga: quando le coalizioni sono strette e deboli i candidati si va incontro a sconfitte sicure.
Se ancora ce ne fosse bisogno, l’analisi dei flussi elettorali presentata a Cagliari venerdì scorso da Irp conferma le sensazioni collettive intorno alla clamorosa sconfitta della coalizione guidata da Renato Soru. Eppure, nonostante venga da pensare il contrario, non è stata una vittoria del centrodestra quanto la disfatta del centrosinistra, il crollo di Soru e di tutti i dirigenti del Pd. Che si sono distinti per protagonismo, per litigiosità interna, per l’incapacità di far capire al candidato presidente che in democrazia i partiti sono tutti necessari. E pure i candidati che portano voti. Così, anche gli effetti delle buone riforme avviate o compiute nei cinque anni precedenti ma poco e male comunicate sono evaporati davanti alla sensazione di debacle imminente che il centrosinistra ha fornito in campagna elettorale.
Ora si riparte dall’opposizione e le ipotesi sono due: la demonizzazione di Cappellacci inteso alla Di Pietro come variante sarda di Berlusconi. O la ripresa del dialogo con la società sarda e l’elaborazione, la diffusione di un progetto economico e sociale che aiuti l’Isola a uscire anche con le sue forze dalla crisi. La prima strada è semplice quanto ma non porta posti di lavoro né partecipazione. Per la seconda bisogna attrezzarsi con persone nuove e idee nuove.
Claudio Cugusi