Colletti bianchi, colletti e basta, imprese serie (Claudio Cugusi - E polis)

Quando si è presentato davanti a quel dirigente toscano, offrendo uno sconto per il lavoro fatto, non gli ha creduto: capita di raro che un’impresa, chiamata a dare un servizio a una pubblica amministrazione, chieda di essere pagata meno rispetto a quanto deliberato. Spiega: “Siamo riusciti a completare il servizio prima del previsto. Dunque non abbiamo diritto a quei soldi, che sono peraltro pubblici. Cioè anche nostri”. Ha dovuto incassarli lo stesso: troppo complicato, per la burocrazia degli enti locali, rettificare la determina e liquidare un importo inferiore. Ma non è Sandro che è fatto così: tutte le coop del consorzio che presiede sono così, obbligate a un codice etico che vale nel rapporto con i dipendenti e all’esterno, con i clienti. Un fiore nella roccia quest’impresa tutta sarda, quarantotto dipendenti e altri otto in
arrivo, nata qualche anno fa eppure prima nel campo dell’information
technology. Tanto che partecipa (e vince) gare in tutt’Italia. In Sardegna, no: salvo eccezioni dalle nostre parti, a tutti i livelli, i professionisti sono
tali solo se non hanno l’accento sardo. Solo se presentano conti da paura e papiri voluminosi, magari riciclati. Solo se per partire hanno avuto la
benedizione pubblica a suon di contributi attraverso un accordo di programma per le aree depresse. Che in Sardegna sono tante, quasi quanto le imprese di plastilina, nate per fregare soldi pubblici e poi chiudere prima che arrivi la Finanza. Loro no, non sono come Sandro: fanno colletti, non sconti.

Claudio Cugusi
giornalista