Diamo a Silvio quel che è di Silvio: il centrodestra italiano si sta
specializzando in questi mesi nell´apparente tutela dei diritti di chi non c´è ancora o di chi, nei fatti, se n´è già andato. Bisognerebbe riconoscere all´illusionismo un premio per l´intuizione: chi è impegnato in una cosa non può farne un'altra.
Ed è proprio per questo che il centrodestra, ossessionato dalla
cura dei diritti che non sono tali, non ha energie per occuparsi di lavoratori precari e cinquantenni disoccupati cronici, di famiglie che non arrivano alla terza settimana, di costruire case per tutti, di garantire un´istruzione pubblica degna e una giustizia funzionante e giusta. E così via, declinando e coniugando le facce del dolore privato che troppo raramente diventa dolore collettivo cosciente.
Pur di non occuparsi dei diritti (clamorosamente lesi) dei vivi, il governo e le sue propaggini partitiche impegnano le ore alla ricerca di temi che tolgano luce alla questione sociale e si focalizzano ai confini della vita vera: una volta sugli embrioni, un´altra sul dovere di esistere a ogni costo. Tutto questo diventa prodotto mediatico e parlamentare, entra dalla finestra catodica nel nostro quotidiano per disorientarci.
Urge un partito di massa capace di sottrarsi alla trappola. Un partito grande e vivo, non moribondo prima di nascere, che facesse opposizione in piazza, nei luoghi di lavoro e sui media dicendo con convinzione qualcosa sui diritti dei vivi, appunto. Yes, we can: l´abbiamo detto. Cosa aspettiamo a farlo?
Claudio Cugusi