QUARTU. Il Comune vuole abbatterla. La Regione pure. E così i duemilacinquecento cittadini che hanno firmato una petizione ad hoc promossa da “Zona deprecarizzata”. Obiettivo: accendere le ruspe e spazzar via la Bussola. I ragazzi di Zd l’hanno ribadito pure ieri mattina, quando si sono arrampicati sul tetto dell’ex gelateria per issare uno striscione che lascia pochi dubbi: “Abbattete la Bussola”. La missione, peraltro, è già a buon punto. Perché gli sponsor della benna possono contare su un alleato che dei lasciapassare del ministero può fare benissimo a meno: il tempo. Dopo anni di abbandono, la facciata fronte mare è cascata giù e si è presa la spiaggia, tanto che per passare dall’altra parte bisogna fare un tuffo. La situazione non migliora nemmeno all’interno di quello che un tempo era il ritrovo estivo preferito dai quartesi: muri scrostati, locali fatiscenti, perfino il vecchio mobilio andato in malora insieme all’ultima gestione. «Non è possibile mantenere in piedi uno stabile del genere - tuona Claudio Cugusi, consigliere comunale cagliaritano e rappresentante di Zd -. Siamo a due passi dal parco di Molentargius-Saline, e all’ingresso della città: è uno spettacolo indegno». Lo sbocco naturale della vicenda parrebbe uno solo: demolire. Fosse facile. Punto primo: la Bussola appartiene al demanio marittimo, e dunque allo Stato, così come gli stabilimenti balneari militari che occupano gran parte del Poetto. Semplificando: la Regione si occupa della gestione. Il che significa che non può decidere unilateralmente di abbattere o ristrutturare e dare in concessione. Idem per il Comune. La soluzione? «Cercare di accaparrarsi la titolarità completa delle pertinenze demaniali - dice l’assessore regionale agli Enti locali Gianvalerio Sanna -. Questa fase di stallo è dovuta al passaggio di competenze tra agenzia del demanio e Regione e gestire questo rapporto a volte risulta complicato. Stiamo cercando di forzare un po’ i tempi, sempre nel rispetto dei rapporti con lo Stato, per ottenere la piena titolarità delle aree. A quel punto, si andrebbe a demolire». Punto secondo: al fronte delle ruspe risponde la “Duemila servizi”, impresa quartese che si è aggiudicata la gestione della Bussola quando la Regione, allora guidata da Mauro Pili, pubblicò il bando per l’affidamento del fabbricato. Progetto dichiarato: inaugurare un bed&breakfast. Punto terzo: in questa intricata vicenda, caratterizzata da conflitti di competenze e fasi di stallo che neanche le conferenze di servizi sono riuscite a sbloccare, non manca nemmeno un ingrediente che a Quartu conoscono bene: si chiama mattone selvaggio. Diversi ambienti costruiti poco lontano dalla corte originaria sono abusivi. E il demanio che fa? Punta sul cosiddetto “testimoniale di stato”, provvedimento grazie al quale acquisisce le costruzioni realizzate da un concessionario su un’area di proprietà pubblica, e si prepara a sanare gli abusi. «Un’operazione che mi scandalizza - taglia corto il sindaco Gigi Ruggeri - perché si fanno abusi in nome e per conto dello Stato, non ci si rende conto dell’importanza paesaggistica e si preoccupano solo dei canoni d’affitto delle aree. Per inciso: alla Bussola stiamo parlando di 20mila euro l’anno. Vorrei vedere una Regione meno schizofrenica, perché al momento mi pare che sulle politiche ambientali stia seguendo un doppio binario: molto attenti su alcuni versanti, meno zelanti su altri. Mi hanno rassicurato sul progetto di demolizione: ora si passi dalle parole ai fatti».
Pablo Sole