Università. Epilogo positivo dopo il primo corso in limba organizzato in una facoltà

Ieri in 30 hanno superato brillantemente l'esame in sardo

Il docente: «Una proposta come la mia non può bastare, ma da qualche parte si deve pur cominciare a valorizzare la lingua».
Nel corso degli anni, a diversi studenti è capitato di frequentare delle lezioni o quantomeno dei seminari in lingua sarda. Ad alcuni, particolarmente coraggiosi, è perfino riuscito di utilizzare la limba per discutere la propria tesi di laurea. A nessuno, però, finora era accaduto di seguire un intero corso universitario di diritto in campidanese, esami compresi.
Nessuno, eccetto i trenta volenterosi che più di un mese fa hanno accettato la proposta di Gianni Loy, ordinario di diritto del lavoro nella facoltà di Scienze politiche a Cagliari, e ieri, dopo cinque settimane di lezioni, hanno superato brillantemente l'orale in Deretu de su traballu .

GLI ARGOMENTI Come? Rispondendo (in sardo) a precise domande sui diritti e doveri de su meri e de su traballadori , sulle caratteristiche de su cuntratu de traballu , su sa cassa integratzioni e su licentziamentu collettivu . Gli stessi argomenti studiati dai colleghi che hanno seguito il corso in italiano, ma con un tocco di sardità in più.

IL METODO Dei trenta volenterosi che hanno seguito l'azzardo di Loy, molti avevano di mira l'esame finale, per il quale si sono preparati attraverso lo studio di un manuale (in italiano) e di un nutrito mazzo di dispense (comprendenti una traduzione in sardo dello Statuto dei lavoratori). Alcuni, invece, hanno seguito le trenta ore di lezione per puro piacere personale, senza l'assillo del voto e della media.

I PROTAGONISTI Alessio Asuni, ad esempio, avendo già la sua bella laurea in giurisprudenza, ha deciso di frequentare il corso per semplice curiosità. E così ha fatto anche Ernest Riva che, essendo iscritto in Ingegneria, dei crediti dell'esame di diritto del lavoro non avrebbe saputo che farsene. «Mi piaceva l'idea di sentire un professore che fa lezione in sardo», conferma il futuro ingegnere, «altrimenti non mi sarebbe mai venuto in mente di provare».

SARDO È BELLO Chi per una firma sul libretto, chi per un fatto culturale, tutti i frequentanti hanno comunque dimostrato un amore verso la limba davvero encomiabile. E soprattutto hanno messo in chiaro che per loro il sardo non è folklore o una cosa di cui vergognarsi. Anche se è evidente a tutti che il futuro della loro lingua non può essere salvato da un corso universitario.

IL DOCENTE «Ovviamente una proposta come la mia non può bastare», ammette Loy, «ma da qualche parte si deve pur cominciare. Io faccio il mio e spero che anche gli altri, nel loro piccolo, diano il loro contributo per una causa sacrosanta».
LORENZO MANUNZA

28/04/2009