La «sconfitta storica» della sinistra italiana avrà conseguenze molto pesanti sulla società, secondo Fausto Bertinotti. Perché la «nuova rivoluzione capitalistico-restauratrice» in atto, sta portando il nostro paese verso una «regressione di civiltà», e produrrà «un' autentica devastazione» dei rapporti sociali e del sistema di relazioni che aveva retto per tutto il Novecento. Lo stesso allarme attraversa il vecchio continente. L' eclissi del movimento operaio, secondo l' ex presidente della Camera, «sta conducendo l' Europa verso una vera e proprio crisi di civiltà dentro alla quale si consumano anche le crisi della democrazia e della politica». Un disastro di proporzioni tali che rischia di condurre alla «catastrofe», con il pericolo che «si possano produrre anche in Europa dei conflitti devastanti». Come dimostra la «lotta distruttiva» dei giovani delle banlieus parigine: «Se nessuno darà loro una speranza, la crisi di civiltà si consumerà fino in fondo». E' molto amara, e quasi senza speranza, la diagnosi dell' ex leader di Rifondazione Comunista, messo a confronto al Palalexus di «Cortina Incontra» con il filosofo Giulio Giorello e il teologo Vito Mancuso, in un incontro intitolato, come un vecchio e celebre film, «La classe operaia va in paradiso». Bertinotti, spesso applaudito educatamente dal folto pubblico, mai contestato, dice che la classe operaia non è andata in paradiso («capita»), e che il suo ciclo «è finito male». «Non so se aveva i titoli per andarci, in paradiso - aggiunge - ma di sicuro li aveva tutti per non essere condannata all' inferno». Giorello lo supporta: «Molti operai ci vanno controvoglia in paradiso perché continuano a morire negli incidenti sul lavoro». Qui nessuno applaude. Bertinotti è spietato sulla «crisi verticale» della sinistra. Non solo perché ha perso, ma perché la sconfitta l' ha distrutta, «scompaginata», e adesso non sa più da dove ricominciare. Ammesso che ricominci. Il primo vero motivo del suo fallimento, spiega, sta nella «mancata risposta» alla rivoluzione capitalistica della globalizzazione. «La sinistra ha smesso di essere tale. Scambia lucciole per lanterne, confonde l' innovazione col progresso, non è capace di configurare un' alternativa. E la politica si è ridotta a pura amministrazione: cambia il governo ma non cambia granché». Tutto questo ha prodotto una società «che siccome è guidata sempre e solo dal profitto si reinventa la schiavitù», e un sistema «che ha mercificato tutte le espressioni umane, dove gli uomini assomigliano a cose, dove stanno tutti sul mercato e dove conta solo la redditività immediata». «La competitività - aggiunge - oggi è il nuovo sovrano». Giorello in parte condivide: «Scenario inquietante». Mancuso invece lo contesta. Lui vede progressi «anche dal punto di vista morale e spirituale», e dice che comunque «oggi si vive meglio». «Non riesco a capire come faccia a dirlo», replica Bertinotti. Enrico Cisnetto, il moderatore, cerca almeno una parola di speranza. Se non in Dio («resto non credente»), Bertinotti ha ancora fiducia negli uomini. E dice che si può tentare di ripartire insieme agli «uomini residui», costruendo il progetto di una società diversa con tutti quelli che non ci stanno a entrare in una macchina «che produce solo diseguaglianze». - ROBERTO BIANCHIN - Repubblica |
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