Diritto alla cura e alla continuità terapeutica calpestati. Non ci stanno i dieci pazienti del Csm di via Turati a Quartu, che dal 7 luglio non possono seguire il ciclo di psicoterapia per il quale pagavano regolarmente. E che ieri, nello spazio antistante il palazzo di giustizia, per voce della dottoressa Roberta Apicella, hanno voluto illuminare l’opinione pubblica sulla grave situazione che li riguarda. Da venti giorni infatti sono costretti a fare a meno del loro psichiatra, il dottor Oscar Riccio, allontanato senza troppe spiegazioni dal Centro di via Turati. E le conseguenze non si sono fatte attendere: aggravamento dei sintomi, senso di lutto e abbandono. E più in generale, rottura di continuità del setting terapeutico, cioè dell’ambiente funzionale nel quale si svolge la seduta analitica, che, per il bene del paziente, dovrebbe rimanere immutato nel tempo. “Il giorno 7 luglio – spiega la dottoressa Apicella, portavoce dei pazienti – i dieci non hanno potuto partecipare alla consueta seduta per l’assenza del dottor Riccio, al quale era stato negato l’accesso alla struttura e alla stanza di Via Turati 4/B”. Il fatto è che allo psichiatra e psicoterapeuta sarebbe stata assegnata un’altra stanza nella quale svolgere, tra l’altro in giorni diversi, la professione intramuraria. Non più nel Centro di sanità mentale in via Turati, ma in viale Colombo, presso il Poliambulatorio. Dove Riccio si sarebbe recato, non trovando però alcuno spazio a lui destinato, né nessuno in grado di fornirgli una spiegazione decente. Roberta Apicella racconta che “già dal gennaio 2007 i pazienti in cura da Oscar Riccio erano costretti a subire gravi disagi in quanto le sedute avvenivano sempre in stanze diverse, stabilite di volta in volta a seconda della disponibilità”. Per non parlare delle “urla provenienti dai corridoi della struttura” e delle “interruzioni di chi bussava alla porta nonostante l’avvertimento di non disturbare”. Tutti chiari segnali di violazione del setting terapeutico. Ora però il Comitato per la salute mentale che rappresenta i pazienti chiede “il ripristino della situazione antecedente il 7 luglio, cioè il ripristino della continuità terapeutica presso il Csm di Quartu Sant’Elena in quanto idoneo allo svolgersi di un processo terapico”. Inoltre, chiarisce il Comitato, “sulla libera professione intramuraria la Asl pratica una ritenuta sulla parcella che i pazienti pagano allo specialista. Quindi la Asl ha in questo caso danneggiato se stessa”. Intanto, come fa sapere l’Unione sarda, l’assessorato regionale alla Sanità addossa la responsabilità dei fatti su momentanei problemi di carattere organizzativo: “La struttura è in pieni lavori perché tra poche settimane dovrebbe iniziare il servizio sulle 24 ore. Non è escluso che il medico trovi i suoi spazi. Circa il tempo necessario alla fine dei lavori, il dottor Riccio per le visite a pagamento dei suoi pazienti ha a disposizione un poliambulatorio in viale Colombo in cui lui, se avesse voluto, avrebbe potuto sin da subito iniziare a lavorare, senza dover interrompere un solo giorno di terapia”. (r.m.) |
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