Cosa accade nella vita di una persona con disagi psichici quando di colpo è costretto a cambiare medico e abitudini di terapia? Forse non accade nulla e forse invece nella testa di persone che soffrono questi mutamenti provocano difficoltà francamente evitabili.
Questa mattina decine di famiglie e pazienti scenderanno simbolicamente in piazza, davanti al palazzo di giustizia di Cagliari, per sensibilizzare la città proprio su questo tema. Con un volantino che non offende ma segnala appunto fatti come questi. E impone risposte e condotte chiare e all’altezza della delicatezza del problema.
La sanità è cosa seria, tutta. E l’assistenza psichiatrica lo è ancora di più: non può essere sfiorata nemmeno per un attimo dal sospetto di comportamenti di singoli fuori controllo o di una gestione organizzativa inadeguata. Né in ospedale né al di fuori. Sarà la magistratura, non i media né i tribunali del popolo, a stabilire cos’è accaduto al Santissima Trinità, ad esempio, dove in circostanze da chiarire è morto due anni fa l’ambulante di Quartu Giuseppe Casu. Però è morto durante un ricovero, legato mani e piedi, e per questo c’è un’indagine. Sarà la magistratura, con tutte le differenze tra le vicende, a chiarire se non è evitabile che ogni tanto alcuni pazienti psichiatrici subiscano senza spiegazioni l’interruzione della continuità terapeutica. Intanto oggi i familiari scendono in piazza e fanno bene per principio: la luce sulle istituzioni totali - come Foucoult felicemente chiama caserme, carceri e strutture psichiatriche - non è mai troppa.
Claudio Cugusi