Gli studenti cagliaritani si mobilitano contro la riforma Gelmini (dall'Unione Sarda)

Un corteo di universitari ha attraversato le vie del centro

I manifestanti bocciano le novità: non piacciono la nuova scuola elementare, le superiori e, soprattutto, le riforme universitarie.
La protesta contro la riforma scolastica e universitaria sbarca anche in città. Ieri pomeriggio, un gruppo di studenti universitari, insieme ad alcuni ricercatori, ha dato vita una manifestazione per le vie del centro: partiti da piazza Yenne, i giovani hanno attraversato le strade cittadini distribuendo migliaia di volantini. Un gruppo che, nonostante la presenza di alcuni sigle organizzate (Fgci, Comunisti italiani, Entula Arrubia), non si riconosce in alcun partito politico.
Gli studenti bocciano in blocco le riforme che il governo ha varato negli ultimi: non piacciono i cambiamenti che riguardano la scuola elementare (dalla riduzione dell'orario al ritorno al maestro unico), l'abbassamento dell'obbligo scolastico e la possibile privatizzazione della scuola. Ma le preoccupazione maggiori riguardano l'università: gli studenti temono, in particolare, l'incentivazione alla trasformazione degli atenei pubblici in fondazioni. «Con il rischio», affermano, «che si creino università di serie A e di serie B. Non solo: nelle fondazioni, possono entrare anche le amministrazioni locali. Il rischio è che anche l'università possa essere lottizzata. Inoltre la presenza delle imprese finirà con il sacrificare ambiti del sapere non immediatamente volti al profitto».
Proteste anche contro i tagli dei fondi e il blocco del turn over. «Per ogni cinque docenti che andranno in pensione», spiegano, «ne verrà assunto uno solo». Dunque, temono che possano essere eliminati i corsi già esistenti per mancanza di organico o per insostenibilità dei costi. Non solo: secondo gli studenti che manifestano è reale il rischio di un innalzamento delle tasse universitarie. «Tra le pieghe della legge», avvertono, «c'è anche il divieto di insegnare in una regione diversa da quella nella quale ci si è laureati».
La prima uscita ufficiale del movimento che si batte contro le riforme. Anche se in alcuni atenei la protesta è già cominciata da tempo. «Siamo, però, in ritardo rispetto a quello che sta accadendo in altre città d'Italia. A Siena è stato occupato il rettorato». A Cagliari si sono riuniti in assemblea permanente gli studenti di scienze politiche e magistero. «Ma, nei prossimi giorni», annunciano i manifestanti, «verranno organizzate assemblee permanenti in giurisprudenza, scienze naturali e biologia».
La riforma non piace neanche alla Regione che ha deciso di sollevare davanti alla Consulta l'eccezione di legittimità costituzionale. Secondo l'esecutivo, le disposizioni emanate dal Governo violerebbero sia lo Statuto Speciale sia l'articolo 118 della Costituzione. «Il decreto», ha spiegato l'assessore della Pubblica istruzione Maria Antonietta Mongiu, «pretende di determinare dall'alto l'assetto ordinamentale del sistema organizzativo e didattico, senza tener conto che la titolarità di tali prerogative appartiene alle regioni».
MARCELLO COCCO