Grande notizia qualche giorno fa nei Tiggì di tutta Italia: Chiara Zardi, 28 anni, avvocato da due, è stata chiamata a difendere Silvio Berlusconi. Finalmente in Italia le cose stanno girando per il verso giusto. Il nostro Presidente del Consiglio ha deciso di prendersi le proprie responsabilità e affrontare a testa alta le calunniose accuse di corruzione. Il mondo del lavoro alla fine si è aperto ai giovani e per dimostrarlo, a difendere una delle alte cariche dello Stato che ha deciso di rinunciare all’immunità per affrontare il giusto processo, è stata chiamata una giovane avvocatessa. …e poi ci svegliamo tutti sudati… Niente di tutto ciò: nessun processo, nessun giovane rampante avvocato, donna, a difendere il nostro amato Presidente. Come recita maestosa “La Repubblica” «quanto accaduto stamane a palazzo di giustizia di Milano non è solo materia per la cronaca di colore. La vicenda ha infatti anche un risvolto politico ed è altamente polemico». La vicenda ha “anche” un risvolto politico…anche… La grande notizia non è mica quella che l’udienza del processo in cui è indagato (per corruzione avvenuta, secondo l’accusa, nel 1997, cioè 11 anni fa) il Presidente del Consiglio Berlusconi, è saltato perché i sui legali erano assenti. No, è più importante la giovane Chiara che credeva “fosse uno scherzo” quando l’hanno chiamata a difendere il Cavaliere. L’informazione in Italia si dimostra sempre più efficiente tanto che è riuscita stavolta a concedere i famosi quindici minuti di gloria alla giovane ragazza. La Zardi è stata chiamata all’ultimo momento dal call-center degli avvocati d’ufficio per sostituire i legali Piero Longo e Niccolò Ghedini assenti per “legittimo impedimento”. In loro rappresentanza, era stato delegato un giovane praticante non abilitato e il Tribunale ha quindi proceduto alla nomina dell’avvocato d’ufficio. Rintracciata tramite il call-center, la giovane avvocatessa incredula si è presentata in aula e ha fatto l’unica cosa che poteva fare: chiedere dei termini a difesa per esaminare la situazione. Dopodichè, si è associata nella richiesta di rinvio dell’udienza per legittimo impedimento dei difensori titolari e se n’è tornata a casa. Ora, per carità, la vita dei senatori e dei deputati è notoriamente cosparsa di oneri improrogabili, niente da discutere, e se uno ha già un impegno, insomma non è che può mollare le cose così a metà: l’efficiente macchina del Governo non può rallentare. Quindi, il senatore Longo doveva assolutamente essere presente a un’audizione delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Già i senatori presenti era pochi e non c’erano nemmeno i presidenti delle commissioni, figuriamoci se fosse mancato pure lui. E il deputato Ghedini invece non poteva mancare nella Commissione Giustizia della Camera che si riuniva per discutere sulla fondamentale questione delle intercettazioni telefoniche. E siccome i due storici difensori di Belusconi hanno comunicato per tempo la loro assenza, viene spontaneo pensare: poco male, alla fine l’udienza è spostata solo di qualche giorno, il 27 settembre saranno tutti lì. E invece no. I due avvocati hanno già annunciano un nuovo “legittimo impedimento” alla loro presenza anche per quel giorno. L’avvocato-deputato Ghedini avrà udienza a Rimini e preferisce la gita sull’Adriatico mentre l’avvocato-senatore Longo sarà impegnato in un importantissimo convegno delle Camere penali. Fondamentale. Il PD però questa volta non resta a guardare e contesta agli avvocati e all’imputato di non aver avuto un comportamento di leale collaborazione con la giustizia. Accusa un’assenza strategica, attuata solo per far slittare il processo e minaccia provvedimenti. Finalmente un’opposizione che si fa sentire e tira fuori i denti per far rispettare la legge. ...e ci svegliamo di nuovo tutti sudati… O meglio, il PD è vero che ha accennato una timida accusa contro le azioni dei due legali, ma si è subito zittito alle loro dichiarazioni. Ghedini ha infatti ricordato che 'stiamo parlando di un processo sospeso ex lege (in base al Lodo Alfano) ma siccome siamo a Milano, i pm fanno quello che vogliono e quindi l’udienza si deve tenere lo stesso. È il tribunale di Milano a dover avere leale collaborazione...'. Quel che giusto è giusto: questi magistrati comunisti farebbero qualsiasi cosa per gettar fango sul Cavaliere, tant’è che quando i legali hanno dato comunicazione del loro impedimento martedì scorso e avevano chiesto di spostare l’udienza a lunedì, non li hanno nemmeno ascoltati. Ghedini e Longo il loro dovere l’hanno fatto: più leale collaborazione di così. Quindi sono i magistrati a far di tutto per mettere i bastoni fra le ruote di questo processo. Lo capirebbe anche un bambino che la soluzione più semplice del mondo è quella di telefonare agli uffici dei due indaffarati legali e chiedere alla segretaria di recuperare un buco per un appuntamento in tribunale: se non sono capaci loro di incastrare colazioni di lavoro, coffee break, meeting in piscina e udienze chi lo può fare? E il Presidente Berlusconi di tutto questo che dice? 'E' impossibile essere trattato così. E' qualcosa di impensabile che venga trattato così chi lavora per il Paese dalla mattina alle 7 alle 2 di notte'. …e di nuovo tutti svegli e sudati… Un saluto a tutti Debora Aru |
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