Il direttore dell'Unione Sarda critica Soru. E Berlusconi lancia il suo editore, Sergio Zuncheddu, come candidato anti Soru (di c.c.)

Sull'Unione di voggi (in coda riporto il pezzo) il direttore Paolo Figus illustra gli indicatori economici recenti della Sardegna e ne trae un giudizio secco contro la ricandidatura di Soru. Il suo boeittivo è evidente: spera che la guerra giudiziaria dentro il Pd porti a un altro candidato, più abbordabile per il candidato del centrodestra. Che potrebbe essere Mauro Pili ma potrebbe anche essere Sergio Zuncheddu, attuale editore dell'Unione Sarda e impresario.

Pili non ha lasciato un ricordo meraviglioso. Zuncheddu ha un conflitto di interessi grande quanto un palazzo e dovrebbe liberarsene per accettare una candidatura.

Ma il punto è un altro: il candidato del Pd, a meno che il Pd non crolli, sarà Soru. Come si fa a negare la ricandidatura al presidente uscente, che per giunta ha messo mano al suo portafogli per salvare il giornale di partito, cioè l'Unità.

L'unica speranza per gli anti Soru del centrosinistra sono le primarie. Ma nessuno ha depositato nei termini e nemmeno fuori una candidatura per le primarie. Dunque, salvo clamorosi colpi di scena, il candidatori è Soru. Con buona pace di tanti. Se poi un altro candidato, di segno politico differente, vincerà le elezioni, beh governerà lui.

Non sono d'accordo anche su un altro tema: è vero che nell'azione di governo di Soru e della sua giunta ci sono state ombre ed è anche vero che gli indicatori economici sardi sono bassi. Ma l'elenco delle cose buone fatto da questo presidente e da questa giunta è lungo. Non le cito per brevità. Non altrettanto si può dire dei predecessori recenti di Soru: chi ricorda qualcosa di buono fatto da Pili, da Mario Floris, da Italo Masala? Ecco, sarebbe onesto se Figus lo scrivesse. Perché la vittoria di Soru e del centrosinistra, cinque anni fa, è stata figlia proprio di questo non far niente... (c.c.)  

 

Quattro anni di fallimenti  -Le responsabilità della crisi economica (di Paolo Figus)

L'ottimismo di facciata del governatore e della sua Giunta sullo stato della Sardegna ha subito questa settimana un'altra dura lezione. L'indagine del Sole 24 Ore, il maggior quotidiano economico del Paese, dimostra che la nostra isola è come il gambero: invece di andare avanti corre all'indietro. Non solo il reddito medio di un contribuente sardo è del venti per cento inferiore alla media nazionale (13.286 euro contro 16.249), ma deve registrare anche una flessione del 2,9 per cento rispetto all'ultimo rilevamento. E se in Lombardia o Valle d'Aosta si supera quota ventimila euro, in Ogliastra e nel Medio Campidano si raggiungono a malapena i diecimila euro e undicimila nella provincia di Nuoro. Possono essere rilette con imbarazzo, in questo contesto, le dichiarazioni programmatiche del governatore, il 28 luglio del 2004. Disse tra l'altro: «Solidarietà è risolvere i problemi dei 150 mila poveri».
Impresa fallita se - sempre analizzando i numeri - si scopre che il mercato del lavoro continua a dare impressionanti dati negativi. In quattro anni (fonte Istat) nel settore industriale si contano seimila occupati in meno. La metà, cioè tremila, riguarda solo il settore delle costruzioni, quello che per i blocchi imposti dalla giunta ha dovuto subire i danni maggiori. Preoccupa, soprattutto, che non ci sia all'orizzonte una inversione di tendenza. La stessa Agenzia regionale del lavoro dice testualmente: «Nel primo trimestre del 2008 il tasso di disoccupazione si colloca al 13,5. Nell'ultimo trimestre del 2007 era all'11,2. Un trimestre prima si attestava all'8,7. La differenza nell'arco dei sei mesi considerati è pari a quasi 5 punti percentuali, una performance negativa che non trova precedenti nella serie storica degli ultimi 15 anni». E si deve aggiungere che la cassa integrazione tra il 2006 e il 2007 è cresciuta di oltre un milione di ore passando da 3,57 milioni a 4,66 milioni (fonte Inps) e la bilancia commerciale segna un deficit di oltre tre miliardi di euro. E in più la nostra Isola è la regione italiana dove cresce maggiormente l'inflazione.
Questa è la fotografia attuale della Sardegna, ma come si è arrivati a questa situazione? Nel 2004 il candidato del centrosinistra ha vinto perché la gente gli ha dato fiducia, ha creduto in lui e nelle sue promesse e lo ha individuato come l'uomo in grado di risolvere i problemi della Sardegna. Non è andata così, sono trascorsi quattro anni fallimentari e abbiamo visto come i numeri condannino la politica che questa giunta di centrosinistra ha portato avanti. Al di là di qualche effetto speciale di forte impatto mediatico - come le tasse sulle barche e sulle seconde case, la vertenza col governo, gli spudorati anticipi nei bilanci, blocchi di cantieri con accordi di programma in regola (tutti provvedimenti cassati in sequenza da Corte dei conti, Tar, Consiglio di Stato, Corte costituzionale), resta poco o niente in mano ai sardi, con la formazione professionale mezzo annientata e il sistema imprenditoriale alle corde, costretto - come nel caso dei lavori per il G8 - ad accontentarsi delle briciole. Un fallimento politico ed economico evidente che si esprime nella velenosa guerra all'interno del Pd, con un governatore che ha l'aspirazione (anche legittima, se si vuole) ad essere ricandidato. Ma con la maggioranza che, consapevole di rischiare una sconfitta alle elezioni, il candidato se lo vuole scegliere attraverso le primarie. Una lacerazione profonda, figlia di chi vuole imporsi al di là di ogni regola precedentemente stabilita.