Il messaggio che arriva da Gramsci (di Giuseppe Marci - Unione Sarda)

Durante i miei studi universitari ho avuto un insegnante che parlava di Antonio Gramsci e dei Quaderni del carcere, allora leggibili nell'edizione pubblicata da Einaudi a partire dal 1948.
Tempi assai lontani, oggi che sfogliamo l'edizione anastatica, la 'fotografia' di quei preziosi manoscritti elaborati nelle ristrettezze della detenzione, miracolosamente salvati nel momento della scarcerazione, inviati a Mosca dopo la morte dell'autore, riportati in Italia, custoditi dal Pci e poi dall'Istituto Gramsci.

Ho mostrato le pagine ancora fresche di stampa ai miei studenti che apprendono i principi del metodo filologico e i criteri dell'edizione testuale, e un po' ho invidiato i tempi nei quali vivono, che offrono possibilità prima impensabili. Spero di riuscire ad aiutarli perché ne traggano il massimo profitto, divenendo individui adulti e consapevoli della forza della conoscenza. Quindi sereni.

Noi abbiamo corso il rischio che così non fosse. Da quel mio insegnante non ricordo d'aver ricevuto un particolare aiuto nell'interpretazione del pensiero gramsciano. Egli era soprattutto teso a trasmetterci un messaggio negativo di diffidenza nei confronti di Palmiro Togliatti, primo lettore dei Quaderni e curatore dell'unica edizione disponibile: un politico famoso per la 'doppiezza' e sospettato di aver manipolato la scrittura di Gramsci per i suoi disegni di parte. La successiva edizione curata da Valentino Gerratana ha mostrato quanto quell'accusa fosse infondata; la prima pubblicazione, affermano gli esperti, era 'più che affidabile per la conoscenza delle varie fasi e della precisa articolazione del pensiero gramsciano'. L'anastatica offre ora a tutti la possibilità di addentrarsi in quello che Francioni ha definito il 'labirinto' della scrittura, rendendosi conto di persona e formandosi un'opinione. Che non può riguardare soltanto le questioni filologiche e deve comprendere temi di più generale interesse.

Per me, in primo luogo, la riflessione sui cattivi maestri, portatori della cultura del sospetto e artefici, anche per questo, del crollo della sinistra. Sostanzialmente incapaci di comprendere il messaggio di Gramsci, di quello che egli intendeva affermare quando delineava, ad esempio, il concetto di 'egemonia', idea infinitamente più ricca, generosa e 'umanistica' rispetto all'interpretazione dei tanti che hanno pontificato convinti di possedere una verità che di per se stessa avrebbe dovuto convincere l'elettorato. Mentre così non è stato, e ancora non se ne capacitano e continuano a considerare i cittadini come incapaci e stolti che sbagliano sempre nell'espressione del voto.
A proposito del comunismo internazionale negli anni Trenta, Hobsbawm ha parlato di 'idiozia suicida': può darsi che sia una chiave interpretativa utile per capire i casi della sinistra contemporanea.

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