Assolto dalla giustizia italiana ma pericoloso come pochi per il regime
fascista, giovedì 17 ottobre del 1927 Emilio Lussu viene imbarcato al porto di Cagliari per raggiungere l'esilio di Lipari. Un giovane pescatore, di rientro sulla sua barchetta, lo riconosce. Si leva in piedi. Sfidando la polizia fascista disposta sul molo di una città ammutolita, grida: “Viva Lussu, viva la Sardegna”. Vent'anni dopo Lussu ritornerà a Cagliari. Con sangue e dolore il fascismo sarà poi sconfitto.
In ogni epoca, in ogni società, ci sono gesti e azioni che nascono dal
coraggio delle proprie idee. Gesti e azioni che più avanti, per altri, assumono un valore eroico se visti da fuori, anche se sono soltanto moti spontanei dell'animo. Gesti e azioni che non sono alla portata di tutti, perché c'è sempre un prezzo da pagare. Anche in questa epoca e nella nostra società sarda, si trova ancora un'occasione buona per affermare il coraggio delle proprie (e altrui) idee. Basta averne. Una qualunque purché sia democratica, di libertà, di giustizia. E crederci sino in fondo, difendendola. Lottando davvero, perfino da soli se si resta soli, perché non sia calpestata. Di quel giovane pescatore che rincuorò Lussu dandogli l'ultimo saluto prima del confino non sappiamo nulla. Però quel ragazzo cagliaritano è finito comunque sui libri, come chi ha osato sfidare carri armati e regimi. Come chi ha liberato prigionieri o non ha semplicemente piegato il mento. La storia la scrivono i vincitori, è vero. Ma chi resiste, anche se non ha un nome, non perde mai.
Claudio Cugusi
giornalista