Il ritorno dei boxeri casteddai (di Claudio Cugusi - dal Sardegna)

Si allenano così: nuoto e corsa la mattina presto, guantoni per ore al pomeriggio. Ogni giorno la dieta, per tenere il peso e la categoria. Poche uscite, vietato esagerare se non vuoi piegarti in due alla seconda ripresa. Sono i nuovi pugili cagliaritani, adolescenti ancora sconosciuti o quasi, eredi di un tempo di grandi cazzotti e grandi campioni che hanno fatto di Cagliari una capitale vera del pugilato. Li trovi nelle piccole palestre dei quartieri popolari della città questi ragazzi, al chiuso di quattro mura che non contano: i soldi sono tutti per il pallone, si sa. Ma li abbiamo visti anche sabato sera alla Vetreria di Pirri, ballare leggeri sulle punte, braccia come fionde precise, concentrati per un’esibizione sotto i riflettori di un enorme ring rosso. Diceva lo speaker dagli altoparlanti gracchianti della Vetreria: l’arma più potente è il cervello.
Quanto contano, anche per il resto della città, cento ragazzi che non hanno tempo per perdere tempo? Cento ragazzi che potevano essere una breve in cronaca nera, come tanti loro coetanei, e invece prendono molto molto seriamente lo sport? Merito loro e merito dei preparatori, di maestri come Paolo Tocco e tanti altri: c’è una salda rete di volontariato e promozione umana intorno all’agonismo degli sport minori, una rete che è anche controllo sociale contro ogni forma di devianza. Per questo servono impianti pubblici attrezzati, serve assistenza costante per le associazioni sportive. Non di solo calcio vive l’uomo: anche di pugni portati con tecnica.

Claudio Cugusi