Si è ormai ufficialmente aperta, anche attraverso diversi interventi sulla stampa, la stagione congressuale del PD. Sia sul livello nazionale che regionale, assistiamo per ora a schermaglie e a posizionamenti che rischiano di affossare sul nascere quello che tutti aspettavamo come il congresso decisivo per la discussione sull'identità del PD, sulla sua ragion d'essere e sul progetto di società che intende disegnare e sostenere con forza nel paese. a) di unire le culture e le forze riformiste del nostro Paese. Superare la parzialità e l'insufficienza di ognuna di esse, di ognuno di noi. Dar vita a una forza plurale attraverso non il semplice accostamento, ma una creazione nuova. Far nascere, finalmente, il Partito Democratico, la grande forza riformista che l'Italia non ha mai avuto; b) di costruire il partito che dovrà dare l'ultima spallata a quel muro che per troppo tempo ha resistito e che ha ostacolato la piena irruzione della soggettività femminile nella decisione politica e nella vita del Paese. La rivoluzione delle donne ha affermato in tutte le culture politiche il principio del riconoscimento della differenza di genere come elemento costitutivo di una democrazia moderna. E' questa esperienza che dovrà essere decisiva, fin dal momento della fondazione del nostro partito. In definitiva, capace di costruire quel partito che ridia speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l'insicurezza sociale e personale, quel partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese. Per fare tutto questo è necessario che scendano in campo gli under 40 del partito, quelli che sono in prima linea nei territori e nelle istituzioni. Non bisogna puntare il dito contro le candidature già emerse anche se è certamente contestabile la loro genesi e il fatto che non siano supportate da progetti politici chiari. Nulla da dire sulla qualità delle persone ma occorre che ci si abitui a basare le analisi e le scelte sui progetti politici e non sulle leadership. È l'unico modo per costruire il PD, superando le appartenenze e condividendo idee per il futuro. Nella costruzione del partito, i quarantenni devono essere in prima linea portando avanti un loro progetto. È finito il tempo delle deleghe: il compito dei quarantenni è quello di fare in modo che il partito sia pronto a passare il testimone a chi oggi ha 20 anni e diventerà un domani classe dirigente. E’ tempo di costruire un PD 'multietnico' dove ci si confronta sulle idee e sui progetti e non sulle storie passate o sulla vicinanza a questo o quel leader. Forse è un utopia ma l'alternativa è pericolosa, perché i quarantenni rischiano di abdicare al loro ruolo ed essere ricordati come la generazione degli ignavi. 17 Giugno |
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