Cugusi, secondo alcuni linguisti, vuol dire sedano d'acqua. E adesso un ricercatore scopre che il sedano d'acqua provoca il riso saronico...
Scoperta dall'équipe del dipartimento di Botanica l'origine neurotossica del fenomeno
Svelato il segreto del riso sardonico
A causare la manifestazione mimica è il “sedano d'acqua”
Da sei anni l'équipe di Botanica diretta da Mauro Ballero è impegnata in questa ricerca e studia le cause del riso sardonico.
Dietro quel “riso sardonico” non c'era proprio nulla da ridere. Gli scienziati sardi che studiano da tempo quell'espressione facciale ridente che incuriosì molto anche gli antichi greci e latini, sono giunti a una loro conclusione: non di sorriso si trattava, ma di una contrazione dei muscoli del viso che conferiva al volto dei condannati a morte nel periodo prenuragico le sembianze di chi ride.
LA RICERCA In realtà non c'era nulla da ridere, se è vero quanto i ricercatori hanno scoperto: a causare questa manifestazione mimica è un gruppo di sostanze acetileniche contenute in una pianta presente solo in Sardegna (da qui l'aggettivo sardonico), la “oenanthe fistulosa”, più nota col nome di “sedano d'acqua”, proprio perché la foglia, l'odore e il sapore è uguale a quello del sedano impiegato in cucina. A scoprire l'origine neurotossica del riso sardonico è stata l'équipe del Dipartimento di Botanica dell'Università di Cagliari, guidata dal professore Mauro Ballero. «Si conferma - spiega il direttore di Botanica - quel che dicevano gli scrittori classici: le sostanze contenute in questa pianta provocano quelle maschere ridenti ritrovate in alcune colonie fenicie, nonché a Tharros, testimonianza del terrore vissuto da coloro che, non abili alla fatica e ai lavori, venivano ubriacati e intossicati con questo veleno vegetale, da cui deriva il termine di riso sardonico». L'originalità della scoperta non sta solo nel fatto di avere individuato esattamente la pianta ma anche le molecole responsabili dell'intossicazione. «Si può partire da questa molecola - spiega Ballero - per capire se potrà essere utilizzata per creare un nuovo farmaco dall'industria farmaceutica, attratta dalle sue potenzialità».
LA PIANTA VELENOSA È da sei anni che l'équipe di Botanica è impegnata in questa ricerca e studia le cause del riso sardonico. L'enante è una delle piante più velenose della flora italiana ed europea. «Ancora oggi insieme alla cicuta - spiegano i ricercatori - è causa di involontarie e gravi intossicazioni, con un indice di mortalità compreso tra il 30 e il 70 per cento: si tratta di un'intossicazione molto pericolosa ed è possibile che il crescente interesse verso gli alimenti naturali o diete alternative aumentino l'incidenza degli episodi di avvelenamento». La piantina di sedano non è più alta di 40 centimetri: ne basta una per provocare la morte (e un rametto per un'intossicazione), com'è avvenuto anche in tempi recenti: si ricorda la tragica fine, due anni fa, di un agricoltore a Santulussurgiu e di due turisti veneziani che, apprezzando questo gustoso sedano dal sapore dolciastro, ne avevano fatto una scorta per mangiarselo a Venezia, dove morirono. Il decesso non è immediato: una volta ingerito il veleno dopo qualche ora subentra il “trisma della mimica” che nel giro di 24 ore porta a una morte certa. «I casi di avvelenamento - spiega Ballero - non sono casuali e interessano coloro che non conoscono la pianta». Dove si trova? Vicino ai torrenti, nelle aree paludose o umide, soprattutto nelle zone dell'interno come Abbasanta, Ghilarza, Santulussurgiu ma anche vicino a Cagliari, Campuomu, Sette Fratelli e Gutturu Mannu.
ANTICHI RITI Gli antichi greci conoscevano bene la leggenda del riso sardonico, un modo di ridere falso e beffardo. Gli scrittori raccontavano che gli abitanti dell'Isola sacrificavano i genitori ultrasettantenni e che questi mentre morivano ridevano. Da questo rito sarebbe nata l'espressione “ridere sardonicamente” che compare per la prima volta nell'Odissea di Omero. Assai diffuse nel mondo antico le “maschere ghignanti”: alcuni esemplari furono, appunto, ritrovati negli insediamenti fenici del cagliaritano.
CARLA RAGGIO
16/05/2009
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