La lezione di Vicenza vale anche per l'urbanistica e la metro di Cagliari (di Claudio Cugusi)

La vittoria del Pd e delle forze di sinistra a Vicenza non è un caso ma nasce dalla questione dell'ampliamento della base Nato. Nasce cioè dal movimento civile e dalla capacità dei partiti di ascoltare le istanze e i bisogni concreti delle persone. Che a quell'ampliamento da un anno e mezzo dicono no.
Al contrario, le sconfitte sonanti non si contano più e sono tutte figlie della sordità e della distanza dei dirigenti dei partiti, dei candidati e persino dei militanti rispetto ai bisogni concreti della gente e ai problemi dei territori.
Prendiamo Cagliari: quali sono i suoi bisogni concreti da assicurare per far crescere, anche elettoralmente, la sinistra in occasione delle prossime competizioni? La questione urbanistica, sopra tutte, soltanto in apparenza è materia astratta e tecnica. In realtà, dalle scelte urbanistiche dipende il modello di città che vogliamo e dalle scelte urbanistiche discendono (o non discendono) anche il lavoro e lo sviluppo armonico della collettività.
In questo senso, la riqualificazione dei palazzoni di Sant'Elia, la costruzione di un nuovo insediamento abitativo e poi il museo Betile e poi ancora il porticciolo turistico sono una grande possibilità (e non me ne vengono in mente molte altre) per collegare socialmente il centro della città a quel quartiere periferico dove gli abitanti ancora dicono “vado a Cagliari” quando si dirigono verso viale Poetto.
Ancora, il campus universitario: non realizzarlo, tenuto conto che gli universitari fuorisede sono 20 mila e quasi tutti vengono strangolati dagli affitti in nero delle famiglie proprietarie di case, significa negare in radice a 20 mila sardi quell'accoglienza che una grande città, sede centrale di tutte le più importanti istituzioni sarde, ha il dovere di offrire.
Avviare questo complicato processo urbanistico, restituendo insieme alla collettività le aree ex miltari, sarà determinante per la credibilità e la crescita della fiducia a favore del centrosinistra. E al tempo stesso, farà chiarezza davanti ai cagliaritani sulle enormi responsabilità del centrodestra, che ha sgovernato e sgoverna la città sulla base soltanto dei piccoli interessi e dell'utile nel brevissimo periodo.
“Il compito dei bravi amministratori e di una classe dirigente”, diceva Graziano Milia questa mattina alla conferenza sulla metropolitana interrata che si è aperta alla facoltà di Ignegneria, “è anche quello di saper guardare oltre, in una prospettiva temporale lunga”. Sono d'accordo e anche per questo, non soltanto per un fatto di capitali che non ci sono, tifo per la metropolitana leggera, di superficie, e per il suo ampliamento a tutti i Comuni dell'hinterland.

Se è vero, come purtroppo è vero, che i prossimi decenni segneranno una contrazione demografica importante per la Sardegna, se è vero come è vero che le risorse publiche in genere (europee, statali, regionali) sono in progressiva diminuzione, bisogna decidere oggi anche per domani. Una metro leggera che con un grande anello colleghi la città è molto meno costosa e più facilmente realizzabile di una metropolitana sotterranea. Che si fermebbe in via Roma, al porto, bloccata in partenza dalla Sovrintendenza ai beni archeologici: i tecnici avrebbe tanto lavoro da svolgere per catalogare i reperti... Non sappiamo cosa ci sia sotto il porto ma lo immaginiamo facilmente sicuri di non sbagliare. Così come sappiamo di non sbagliare quando diciamo che, occupandoci ogni giorno dei piccoli e dei grandi problemi delle persone, oggi dei precari del Comune e domani dei trentenni senza lavoro, ad esempio, otterremo di nuovo e per molto tempo la fiducia. E pure i voti, al momento giusto. I voti che sono un'attestazione di stima e insieme una speranza di miglioramento concreto delle condizioni di vita di tutti. (c.c.)