Caro Claudio, dopo parecchio tempo ho deciso di scriverti questa lettera in modo tale che possa avere delle risposte (da parte di una persona che stimo quale sei tu) su dove sta andando a finire la sinistra (o quello che ne è rimasto).
Ho avuto modo di seguire l'assembea di Monte Urpinu da una posizione privilegiata avendola documentata in audiovisivo ma, sinceramente, dopo aver riascoltato i nastri per tentare una sintesi di quanto detto mi sono accorto che la sensazione avuta durante lo svolgimento era esatta: non ho capito nulla su quanto detto (e fatto).
Sappiamo benissimo che la sinistra è arrivata ai minimi storici come gradimento ma sembra proprio che i suoi esponenti non ne abbiano ancora capito il perché e stiano continuando a percorrere le solite strade che, ovviamente, non portano da nessuna parte.
Pur non avendo in tasca la soluzione a tutte le panacee, penso, nel mio piccolo, di aver capito dove sta il problema: non si capisce nulla di quanto dite e fate. Solo parole senza un messaggio chiaro su dove si debba andare a parare.
Essendo molto schietto (e poco diplomatico) vado subito al dunque con i quesiti.
a) Mi spieghi in quale modo Pietro Folena pretende di avere un seguito se ha fatto due interventi da quarantacinque minuti ciascuno e, nonostante li abbia riascoltati tre volte (masochista) non sono riuscito a sintetizzare proprio nulla?
Dov'era il messaggio e, soprattutto, chi lo ha capito? Non penso di dover essere io a suggerire un minimo di psicologia dei media per spiegare che un qualsiasi messaggio debba essere chiaro sia nella sua estensione che nella sua spiegazione e non inframmezzato da voli pindarici che, se da un lato possono mostrare la forbitezza di linguaggio e la preparazione culturale dell'oratore, dall'altro ne bloccano la comprensibilità da parte dell'uditorio (se avessi avuto una seconda telecamera a disposizione ti avrei mostrato una stuolo di facce annoiate durante gli interventi).
Purtroppo ho potuto constatare che il vecchio avanza come concezione: si parla un tanto al chilo o, se preferisci utilizzate un aforisma di Woody Allen (regista un tempo tanto caro alla sinistra), ci si parla addosso fregandosene se l'uditorio ha capito o meno. Questo è un sistema che era già vecchio negli anni 70, figuriamoci oggi....
Oggi la gente va più sulle spicce: o la catturi subito con quello che hai da dire o ti molla: è la sindrome del telecomando di cui ti parlavo. Non ci si può più trastullare con interventi che sanno di comizio, strutturati in maniera contorta e fumosi come contenuti per poi pretendere che la gente stia dalla tua parte; è da pazzi solo pensarlo o, visti gli ultimi risultati, da perdenti.
Passi che qualche neofita della politica, non avendo ancora capito come funzionano oggi le cose, prendano a modello le cose passate ma da parte di leader o presunti tali, la cosa è inaccettabile. Si va dritti verso la catastrofe.
Tranne il tuo intervento, abbastanza comprensibile anche se un tantino 'con le vene del collo gonfie', ho sentito solo ovvietà da politica di riflusso, voli pindarici ed una totale incapacità di proporre cose nuove in maniera comprensibile.
Non per piaggeria ma ritengo che l'unico esponente politico che abbia detto qualcosa di nuovo e si sia fatto capire sia stato tu e per questo ti consiglierei, se vuoi portare avanti le tue idee ed avere un minimo di riscontro con la base (che poi è quella che dovrà votarti se capirà il tuo programma e gli piacerà), di cambiare alleati o, quantomeno, fare dei distinguo ben precisi tra la tua posizione e le altre in modo tale che non ti si possa accomunare con le tante ovvietà che ho sentito a Monte Urpinu per me risultate incomprensibili come per tantissimi altri partecipanti che non avevano il dono di essere ferrati in politichese arcaico.
Penso che sia rimasta troppa poca gente che possa salvare un discorso di sinistra, tu mi sembri tra quei pochi: prendi una posizione.
Con stima
Giorgio Ghiglieri
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Caro Giorgio, tu poni il problema esattamente per quello che è: il linguaggio della sinistra oggi e le sue pratica, al di là degli esponenti e dei simboli. E' un problema epocale, che misura la distanza sempre più vasta tra la società che diciamo di rappresentare e la dirigenza dei partiti. Non dico che sia tutto da buttare ma certamente c'è moltissimo da riformare, rimodulare, ricostruire. E non mi stupisce che anche l'assembela di Monte Urpinu, per quanto partecipata e comunque diversa (ti ricordo i gruppi di lavoro di sabato sui diritti civili, il lavoro e l'economia), abbia dato a te e ad altri la sensazione di un relitto polveroso di un passato inadatto a oggi.
Il punto è che la partecipazione fisica, lo stare assieme, il parlarsi e il prendere decisioni sono cose sempre più difficili: manca il tempo, manca la fiducia, mancano le persone...
Però la strada per ricostruire la sinistra, e nel nostro caso la sinistra sardista, è soltanto questa. Con nuove logiche, con nuove pratiche, con alleati diversi. Con tutto quello che vuoi. Ma proviamoci. E nel proviamoci ci sei ovviamente anche tu, che ormai da anni fai politica e movimento con noi. Di più: hai ritrovato comunque il gusto della politica, come lo abbiamo trovato noi. Prenderò una posizione, come mi chiedi: la stiamo prendendo tutti assieme e se leggi la nota del Movimento sardista sul rapporto con il Prc capisci che tutto è in movimento, anche il quadro delle alleanze. Agosto porterà definitivamente consiglio.
Un abbraccio sincero
c.