A Cagliari ieri sera si è svolta l’assemblea del Movimento Sardista, che ha visto tutti quanti noi interrogarci principalmente sulla sconfitta della Sinistra Arcobaleno alle elezioni politiche del 13 Aprile e su cosa fare. Dentro il Movimento Sardista mi sono posto in una posizione di raziocinante ascolto e guardando avanti, con fiducia come sempre, ora più che mai. Difatti lo stato degli eventi ha allargato le maglie ad una infiltrazione di contributo democratico nel processo di costruzione della nuova sinistra, rispetto alla quale i movimenti sono fondamentali. Il processo della nuova sinistra si è arenato nella scelta, come spesso accade, di pochi. Scelte verticistiche prive del contatto con la base elettorale, sfociate in candidature impersonali, piovute dall’alto che nulla hanno fatto se non allontanare ancora di più l’elettorato già confuso da un bombardamento mediatico senza esclusione di colpi. Cause di probabilità, dunque. Effetti collaterali potremmo dire, ma fino a un certo punto. Si può realmente pensare ad una sconfitta, se oggettivamente non si è fatto nulla o almeno il necessario? La Lega ha saputo, nostro malgrado, interpretare i malumori, ha tenuto in considerazione il polso del popolo, quello ormai stanco e disilluso, con una solo obiettivo: avere risposte alle tematiche del lavoro, la criminalità, lo stato sociale. In Sardegna sconfitta ancora più amara, perchè una certa parte di Sinistra, come sempre, ha pensato bene che stare in quei luoghi, in quelle segreterie regionali, significhi pontificare sul contributo altrui, sapendo di poterlo fare da una posizione di privilegio che ormai non c’è più, sconfessata da un voto democratico. Ci si chiede con quale coscienza di causa e soprattutto a quale spirito di ricostruzione possibile ci si appiglia. Ogni scomunica nei confronti di chi è parte fondante di questo movimento, come Claudio Cugusi, è in sé un atto tra il ridicolo e il penoso, funzionale solo a depistare il vero senso della caporetto di cui si sono resi partecipi i veri caporali della Rifondazione Comunista. E anche qui, nell’amaro gioco del buttarsi fango addosso, il Movimento Sardista ha saputo mostrarsi solidale, dal basso come sempre, con attestazioni di stima e di apprezzamento del lavoro sin qui svolto e delle posizioni prese. Solidarietà pervenuta da compagni e movimenti di tutta Italia, riconoscendo il coraggio di un Movimento che esiste e non ha paura di contarsi e disturbare i manovratori. Ma anche nel Movimento sardista urge un rafforzamento serio nei quadri dirigenti, un atto dovuto per intraprendere e gestire le nuove sfide politiche che ci aspettano. Se esame interiore, di rinascita con spirito propositivo, deve essere, allora facciamo che sia il sardismo lussiano. Insediamento di consulte e condivisioni ma anche di posizioni differenti, perché si condivida la coerenza di idee e non la bieca ottusità, facendoci del male inutilmente su posizioni partitiche che nulla hanno a che vedere oramai, con chi noi del MS rappresentiamo. Il sardismo racchiuso in lunghe trincee, dentro le quali si combatte la battaglia del quotidiano respiro d’intenti: del volere un lavoro, una casa, una famiglia. Un posto consono dove poter far crescere i nostri figli, la nostra Sardegna restituita a noi sardi tornati da migliaia di chilometri, emigrati di ritorno per vivere il sentiero della nostra vita su un terreno a noi familiare, fatto di mare, mirto e murdegu. Emigrati di ritorno e immigrati: il popolo sardo antico e nuovo. Dove possiamo andare dunque? Chi darà gli spazi ai nostri ideali politici? Nella fase di studio e ascolto in cui siamo tutto è ancora valutabile, ma non si può escludere il dialogo anche con un partito di riferimento forte, che ci permetterebbe perlomeno un canale di dialogo diretto con le istituzioni italiane. Ciò è cosa di non poco conto se si vuole entrare nel sistema e nell’ordine di idee che i processi ormai bipartitici son avviati in tutta Europa e noi ne siamo parte integrante. Per dare dunque respiro alla nostra anima sarda, quella più pura, fatta di pochi proclami e di molta azione. Così ricostruiremo un nuovo tessuto sociale, autonomista, sardista e di sinistra. Dario Manca Zona deprecarizzata .............. Hai ragione, caro Dario: il punto è proprio questo. Andare in giro, ascoltare, agire. E ancora andare in giro, ascoltare, agire. E arrivare dentro il cuore delle istituzioni, per avvicinarle ai bisogni materiali delle persone. Se sapremo fare questo avremo dato un senso fortissimo al nostro fare politica. Auguri a noi, auguri a tutti i sardi. (c.c.) |
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