Via Capula. Controlli per una tentata rapina ai danni del cliente di una banca. «Cristiano non c'entra» «Ho sentito del trambusto, mi sono svegliato e me li sono trovati davanti, dentro la mia camera da letto: mi tempestavano di domande che, nella confusione del risveglio, non riuscivo a capire, frugavano fra le mie cose, non mi spiegavano cosa volessero». A denunciare di essere stato oggetto di un controllo di polizia, il pomeriggio di venerdì scorso, è Cristiano Scardella, 44 anni, impiegato in un'azienda metalmeccanica ma soprattutto fratello di Aldo, il giovane cui un anno fa il Comune ha intitolato un'area del parco Giovanni Paolo II in quanto vittima di un errore giudiziario: arrestato 24 anni fa perché ritenuto coinvolto in una rapina finita in omicidio, morì in una cella del carcere di Buoncammino in circostanze mai definitivamente chiarite. Per quella rapina-omicidio altre persone furono poi condannate con sentenza passata in giudicato. Una famiglia, quella degli Scardella, che ha dunque i suoi buoni motivi per essere particolarmente sensibile ai contatti con forze dell'ordine e apparato giudiziario e che non ha mai smesso, anche a rischio di dare fastidio, di chiedere chiarezza sulla morte di Aldo. LA TENTATA RAPINA Il controllo in questione, spiegano dalla Questura, era legato alle indagini su un tentativo di rapina avvenuto proprio venerdì pomeriggio: in via Bacaredda, un uomo che doveva depositare una consistente somma di denaro nell'agenzia della Banca Intesa di via Bacaredda, era stato avvicinato mentre si preparava a scendere dalla sua auto da uno scooter Yamaha di colore grigio chiaro. A bordo, due uomini con i volti nascosti dai caschi e dagli occhiali da sole: uno gli aveva battuto su un finestrino con una pistola e l'aveva invitato a scendere. L'uomo, invece, aveva riacceso il motore e si era allontanato: mentre guidava aveva avvisato il 113. Lo scooter aveva seguito l'auto per un po', quindi si era allontanato in direzione di via Biasi. «VERIFICA INVESTIGATIVA» Gli Scardella abitano in via Capula, una traversa di via Biasi. Cristiano è il proprietario di uno scooter Yamaha di colore chiaro che era parcheggiato sulla strada. «Il signor Scardella - specificano dalla Questura - è stato oggetto di una normale verifica investigativa cui ha partecipato personale delle squadre Mobile e Volante e al termine della quale la persona in questione è risultata palesemente estranea alla vicenda». Gli agenti, oltre ad aver accertato che Cristiano Scardella stava dormendo, hanno appurato che il motore della sua Yamaha era freddo: non poteva essere quello lo scooter usato per il tentativo di rapina. «DI CHE MORTE DEVO MORIRE» «In casa, oltre a me, c'era mia madre che è anziana e soffre di Alzheimer», commenta l'impiegato. «Quegli agenti non avevano un mandato e non so se possano entrare in casa della gente con quelle modalità. Gli agenti, alcuni in borghese e uno in divisa, sono rimasti per circa dieci minuti facendo domande e frugando fra i miei indumenti. Questa procedura non mi pare corretta. Vorrei solo sapere - conclude Scardella - di che morte devo morire». ( m. n. ) 24/11/2009 Leggi tutto l'articolo in pdf |
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