Talassemia. Ezio Laconi crede alla buona fede dell'associazione: «Ma occorre vigilare» «Niente figli ai malati? Tara culturale» È stato lui a innescare la polemica, denunciando i contenuti del sito istituzionale dell'Avis Sardegna: «Gli ammalati di talassemia e i portatori sani evitino di procreare, solo così la malattia potrà essere estirpata». Un messaggio che è stato riconosciuto come erroneo dallo stesso sodalizio, che attraverso un pronto intervento del suo presidente Francesco Letizia ha provveduto a farlo rimuovere. Ma Ezio Laconi, docente della facoltà di Medicina dell'università di Cagliari, ora vuole spiegare perché si è deciso a far nascere la riflessione sul caso. LA DENUNCIA «Mi sono imbattuto in quelle frasi mentre facevo una ricerca su internet - racconta il docente - mi ha sconcertato che un'associazione come l'Avis, fondata sul valore della solidarietà, utilizzasse frasi che sono nel solco della migliore tradizione dell'eugenetica. Tendo a credere che si sia trattato di una superficiale disattenzione, ma non per questo c'è da stare tranquilli: ritengo infatti che su tali temi non siano concesse distrazioni, perché si tratta di una battaglia culturale che si gioca su equilibri più instabili di quanto spesso siamo portati a pensare». SCIENZA E CULTURA Il docente ha provveduto a segnalare la questione a diversi soggetti istituzionali, convinto che la battaglia per la vita, in ogni sua forma, vada combattuta soprattutto sul piano culturale: «A preoccupare non è lo svarione dell'Avis quanto un clima complessivo, che definirei pseudo-scientifico ma che incide profondamente sui nostri modi di pensare, secondo cui i nostri geni sono diventati la chiave per capire chi siamo, cosa pensiamo, quanto e come vivremo, di che cosa ci ammaleremo e moriremo. Con la conseguenza, inespressa ma intuitivamente chiara, che gli stessi geni rappresentino anche l'unico bersaglio possibile se vogliamo cambiare il corso degli eventi che riguardano la nostra vita come individui e come specie. E che quindi sia non solo utile, ma addirittura necessario e, perché no, anche legittimo, ipotizzare strategie di intervento su questo terreno». LA RICERCA A questo punto la questione, per Ezio Laconi, non è solo scientifica ma anche filosofica: «Il punto è che, come ogni fondamentalismo, anche quello genetico è scientificamente infondato. La gran parte delle patologie di cui si ammala e muore la specie umana hanno poco o nulla a che fare con i geni in termini strettamente causali - sostiene - continuiamo a spendere molti soldi per studiare i geni dell'obesità, dell'ipertensione o dell'invecchiamento, quando sappiamo benissimo che basterebbe, nella gran parte dei casi, mangiare un po' meno o meglio. Siamo una società opulenta che, anziché proiettarsi con idee nuove verso il futuro, si è chiusa nella ricerca del farmaco che elimini l'eccesso di calorie che ingeriamo». ( a. mur. ) 01/06/2009 |
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