Mia madre è morta di tumore nel 2001. Aveva le metastasi. Quelle che hanno quasi tutti i malati di tumore. Ha sofferto molto e tutti noi con lei. Mia madre era una persona generosa, rispettosa degli altri, per bene. Poche volte ha perso la pazienza e quando l'ha fatto aveva ragione. Se fosse stata presidente del Consiglio non avrebbe mai usato una volgarità con nessuno. Figurarsi una metafora sanitaria come quella che ha adoperato ieri quell'omino piccolo piccolo (non è questione di statura fisica...) che si chiama Berlusconi e che guida (aiuto...) il Paese. Ogni tanto Berlusconi mi è stato simpatico. Come lo sono certi buffoni intelligenti e spregiudicati: un giorno circondato dalle veline, un giorno con una bandana per nascondere chissà quale circoncisione. Persino un collezionista di ville in Sardegna può essere simpatico ogni tanto. Come certi buffoni, appunto. Stavolta l'ha fatta grossa. Peggio di Maroni con questa storia delle impronte digitali da prendere ai bimbi zingari. La cazzata, la volgarità più grossa che potesse sparare l'ha sparata come se niente fosse. L'ha riservata ai pm. Che sono persone serie, sino a prova contraria. Che non meritano cancro né metastasi, come non li merita nessuno. Non gliela perdono questa tremenda volgarità e non gliela perdonano tutti quelli che stanno soffrendo, con le metastasi addosso. Le famiglie, gli amici, i medici: c'è un mondo intorno al dolore. Un mondo che insegna molte cose. Solo gli imbecilli, poco importa se sopravvissuti o meno a un tumore, non lo capiscono. Berlusconi non lo ha capito. Berlusconi è dunque un imbecille quantomeno per il principio del sillogismo. Caro buffone Berlusconi, ci vuole rispetto per il dolore degli altri. Se non hai voglia di farti processare, emigra. E forse saremo di nuovo un Paese normale. Se proprio rimani, invece, querelami. Nel frattempo ti invio, di cuore, riecheggiante su Arcore e Palazzo Chigi, alla Certosa o dove dimonio sei, un forte vaffanculo. (c.c.) |
|||





