Lettera aperta ai nostri compagni e a quelli che lo diventeranno

Riformisti e democratici sardi con Bersani e Silvio Lai, una lista per cambiare la Sardegna

Gisella Giordano è la prima laureata della sua famiglia. Giovanissima, brillante, è nata e vive a Sant’Elia. Non ha mai avuto esperienze politiche: da qualche mese frequenta il Movimento sardista e si è iscritta al Pd. Dice: “Sto dalla parte di quelli che hanno meno, a cominciare dalle persone del mio quartiere con le quali sono cresciuta e con le quali vivo”. Ha trovato del tutto naturale candidarsi a queste primarie: sta con Bersani e Silvio Lai, si impegna sul serio. L’attacchinaggio, il rito della colla nel secchio e la scopa per i manifesti, l’ha fatto con le sue amiche e con i suoi familiari.
Andrea Loddo ha 23 anni: è pure più giovane di Gisella. Artigiano, figlio di artigiani, fa la spola tra il Sulcis (dov’è nato e dove sta la famiglia) e Cagliari. Anche lui condivide il percorso: Movimento sardista e Partito democratico. E due volte alla settimana Andrea fa il soccorritore volontario in ambulanza. In questa campagna elettorale, dov’è candidato nel collegio Cagliari 2, si è sfiancato: ogni giorno almeno un banchetto per distribuire il fac simile del voto; ogni giorno una riunione per spiegare qual è il partito che vogliamo sul serio. Vicino, senza ruffianerie né retorica, ai bisogni reali delle persone.
Andrea Saba è un giovane lavoratore precario di Quartucciu: contratto interinale. Ha un male gravissimo, ogni giorno è un giorno di terapia farmacologica, di dolori. Spiega: “Sono nella lista 4 del collegio Cagliari 1. Ho accettato la candidatura perché ho voglia di sentirmi utile”. La lotta è sempre lotta, in tutte le sue forme.
Tre storie, ma tutte le altre sono simili. Sono le storie dei candidati della lista 4, Riformisti e democratici sardi per Bersani e Silvio Lai. Storie vere, pulite, soprattutto di ragazze e giovani professionisti che sognano una Sardegna liberata dai padroni. Da ogni forma di padronato e padrinato, dall’autoristarismo e dalla retorica del sardismo di facciata che nasconde un vuoto impressionante e la sete di cariche. Di potere per il potere.
Il rinnovamento è un dato reale, misurabile: non una promessa mancata.

E' la cifra del nostro impegno militante in questi anni tra i lavoratori precari. Per le energie rinnovabili e la diffusione di internet e dell'open source. Contro i piccoli e grandi soprusi: un autovelox fuorilegge, una scuola che cade a pezzi, un parco abbandonato.

Per noi che arriviamo dal pensiero rivoluzionario di Emilio Lussu e dal Movimento sardista e con molta fatica, molti dubbi abbiamo aderito al Partito democratico, c’è un senso a questa storia soltanto se il Pd della Sardegna sarà federato al partito romano ma libera di decidere. C’è un senso soltanto se il futuro della Sardegna (e dunque il futuro del partito) può essere messo in discussione: smontato e ricomposto come meglio ci pare. C’è un senso se vinceranno Bersani e Silvio Lai, perché l’aria di democrazia, di pluralismo, di tutela e di rispetto delle diversità com’è diversa la nostra storia, con quei nomi si respira.
Noi lavoriamo per una Sardegna dove i diritti minimi delle persone siano davvero garantiti a tutti: lavoro, salute e istruzione.
Noi lavoriamo per una Sardegna ambientale, dove le energie rinnovabili sono patrimonio di tutti e non solo delle grandi compagnie: le abitazioni e gli edifici pubblici devono diventare indipendenti sotto il profilo energetico.
Noi lavoriamo per una Sardegna che non lascia a terra nessuno ma coraggiosamente prende decisioni: dobbiamo avere il coraggio di riconvertire l’industria pesante in altre forme di industria, meno dannosa per l’ambiente, come l’industria della filiera del riciclo. Fabbriche dove si riutilizzano la carta, la plastica, il vetro e l’alluminio riciclati dai sardi e si realizzano così nuovi prodotti, per il mercato sardo e dei paesi del Mediterraneo.
Noi lavoriamo per costruire un partito sociale e popolare, dove i circoli non sono serrande da sollevare ogni tanto ma centri sociali naturali, sparsi nei quartieri. Aperti a tutti ogni giorno, ricchi di iniziative, attraenti. Utili. Noi vogliamo case collettive del nostro partito, dove ognuno si possa sentire a casa sua stando con gli altri.
Soltanto così possiamo costruire una grande coalizione di centrosinistra, aperta a tutte le forze politiche del centrosinistra. Capace di governare, collettivamente e non in solitudine, la crescita della Sardegna.
Soltanto così daremo il nostro contributo per un’Italia liberata dal modello capitalista, di sfruttamento, dal modello subculturale di Berlusconi.

Pochi concetti per iniziare a spiegarci. Per noi sardi non è più tempo di divisioni sterili tra autonomia e indipendenza: siamo sovrani e basta, se vogliamo davvero costruire il nostro destino di popolo.
Sovrani in Sardegna, sovrani nelle decisioni di tutti i giorni.
Per questo vi chiediamo di andare a votare domenica 25 ottobre. E di votare in tutta la Sardegna la lista 4: Riformisti e democratici per Bersani e Silvio Lai.

Grazie e forza paris.