Nell’Ottava Commissione del Consiglio regionale - quella sulla Cultura- in questi giorni si discute di due proposte di Legge presentate dal Partito sardo e da Forza Italia e di un Disegno di Legge della Giunta sull’istruzione e la formazione professionale.
A parte il ritardo -quella del Psd’Az risale al 21 febbraio del 2006,
quella forzista al 31 Marzo e quella della Giunta al 3 Maggio dello stesso anno- si è arrivati ad affrontare uno dei temi più importanti e decisivi per la società sarda non solo a fine legislatura ma senza un vero confronto nel Consiglio, fra le varie forze politiche, e nella società sarda, almeno fra gli operatori docenti eccetera.
Dei 40 e più articoli delle singole proposte voglio analizzarne uno, quello concernente la lingua e la cultura sarda. A questa problematica Fi dedica l’articolo 6 in cui sostiene la valorizzazione della cultura sarda e della lingua attraverso interventi che riguardano la formazione degli insegnanti, l’ampliamento delle conoscenze degli alunni, le attività di studio e di ricerca finalizzate alla progettazione didattica, la promozione della conoscenza del patrimonio culturale. Il disegno di Legge della Giunta nell’articolo 16 parla di tutela e valorizzazione, a partire dalla scuola per l’infanzia, della conoscenza del patrimonio culturale, storico, artistico ambientale e linguistico della Sardegna. E fra gli interventi prevede quello di formare e aggiornare gli insegnanti, lo studio e la sperimentazione didattica, la produzione di sussidi didattici.
Come ognuno può notare si tratta o di dichiarazioni di principio o di proposte vecchie e arretrate. Dopo più di un decennio dalla Legge 26 -riguardante proprio la tutela e la valorizzazione della lingua e cultura sarda che ha favorito sperimentazioni e progetti da parte di singoli docenti o specifiche scuole, dai Consiglieri regionali era lecito aspettarsi ben altro che ulteriori e generiche chiacchiere su tutela e valorizzazione del Sardo. Era lecito aspettarsi una decisione precisa e semplice, l’istituzione delle cattedre di lingua e cultura sarda con relativi programmi didattici e dunque l’insegnamento delle stesse nelle scuole di ogni ordine e
grado. Come sostiene nell’articolo 6 del suo Disegno di legge il Psd’Az, primo firmatario Atzeri. Senza questa proposta,
ogni discorso è flatus vocis.
Francesco Casula - Il Sardegna