Lucido come pochi, si mantiene così: leggendo e scrivendo nel suo studio gonfio di carte. Leggendo e ancora scrivendo. Un paio di mesi fa, ad esempio, ha voluto regalare al suo allievo più anziano, il pofessor Enrico Atzeni, la prefazione di “Cagliari preistorica” (edizioni Cuec), il primo viaggio scientifico alle origini della città che doveva diventare capitale del
Mediterraneo.
Tra poche settimane Giovanni Lilliu compirà 95 anni. Quasi un secolo di
libertà intellettuale allo stato puro per su babbu mannu: dalla scoperta della civiltà dei sardi alla lotta per la lingua e per un’identità che vada oltre velluto e arresojas. E poi le denunce, continue e fondate, da cattolico sardista e di sinistra, contro i falsi piani di rinascita per l’Isola. Contro l’ industrializzazione forzata che ha illuso una generazione di pastori e massaios, traghettandola dalle campagne alle ciminiere. Fino a trasformarla in una stirpe di cassintegrati precoci, di padri di disoccupati senza più un mestiere.
Visionario e sognatore quando partendo da un nido scoprì la reggia di
Barumini, combattente molto incensato e poco seguito. Come il suo amico Emilio Lussu, Lilliu è stato tutto questo e altro che non sta tecnicamente in queste poche righe. Tutti i sardi gli devono già molto e gli dovranno ancora di più: quando capiranno il valore di una vita ben spesa per la crescita della dignità del nostro popolo. All’autonomia, appunto: che non è supplicare e nemmeno chiedere favori ma pretendere diritti e prendere coscienza.
Claudio Cugusi