Marino, che delusione. Ora cali il silenzio (da Il Riformista)

Deliri nuovisti. Se persino Bianchini diventa «apparato»

Ignazio Marino è persona mite e intelligente. Davvero non si capisce come sia potuto saltargli in mente di avventurarsi laddove nemmeno un Maurizio Gasparri ieri si è arrischiato ad arrivare. Marino, candidato alla segreteria del Pd, ha infatti dettato alle agenzie un comunicato per sostenere che l'arresto dello stupratore romano, coordinatore di un circolo democratico, è la prova che nel partito esiste una questione morale.
«Come vengono individuati - si chiede il senatore chirurgo - i coordinatori dei circoli?

È chiaro che non sono scelti liberamente - si risponde - ma imposti. Sono messi in quelle posizioni per rispondere agli equilibri delle correnti e per di più senza nemmeno sapere chi siano queste persone».
Davvero non si capisce, dicevamo. O forse, invece, si capisce fin troppo. Perché l'idea di trasformare un'agghiacciante caso di cronaca nera in una polemica da congresso contro gli apparati e le correnti è integralmente figlia di una recita nuovista di cui Marino non è certo l'inventore, ma nella quale si è immedesimato decisamente troppo.
E così il candidato «che svecchia», quello «fuori dai giochi di vertice e di palazzo», l'idolo dei lingottini o piombini o come diavolo si chiamano, deve aver pensato che l'arresto di un coordinatore di circolo del Pd fosse un formidabile argomento per dimostrare quanto corrotto sia il partito degli «apparati», per dirla alla Debora Serracchiani.

Naturalmente è difficile dire se sia più grave e sciocca l'intenzione di farsi campagna congressuale su una vicenda del genere o l'idea, di cui purtroppo Marino deve essere davvero convinto, che Bianchini coordinasse il circolo del Torrino in quanto espressione di un qualche potentato locale, magari disposto pure a chiudere un occhio sul sinistro passato dell'uomo pur di aver un referente di fiducia al posto giusto.


Marino, che essendo senatore dovrebbe aver presente quanto contino i parlamentari del Pd, cioè poco più di zero, forse ha il metro di giudizio adatto a farsi un'idea di quanto potere abbia nelle sue mani un segretario di sezione. Figura indispensabile per far funzionare un partito sul territorio, ma non propriamente centrale nell'era della politica liquida. Quanto alla convinzione che i coordinatori siano «imposti» agli iscritti, essa può testimoniare solo del fatto che Marino non ha mai messo piede in una sezione o circolo o come diavolo si chiamano pure loro, se non per qualche appuntamento elettorale. Purtroppo la tentazione dei campioni della società civile e del nuovo è di scindere buoni e cattivi a ogni grado e livello, con grande sprezzo della logica e del ridicolo. A loro non basta contrapporre iscritti (cattivi) ed elettori (buoni), partito (cattivo) e base (buona). No, persino su venti persone di un circolo, diciannove sono buone e una è «apparato».

Pensavamo che Marino, persona mite e intelligente, non cavalcasse una tragedia per adagiarsi sui più vieti luoghi comuni dell'antipolitica. E ora speriamo solo che su questa polemica cali il silenzio.