Ottanta ore senza mangiare: capita a Roma (di Claudio Cugusi*)

Cosa accade se 80 persone non mangiano? Beh, si arrangeranno in qualche modo. 80 persone che hanno dovuto lasciare il loro Paese perché perseguitate. Persone con il peso di storie ingombranti sulle spalle, storie di sangue e di diritti negati, di democrazia stuprata. Arrivano a Roma questi rifugiati, alla 'Casa della pace' della Casilina e non mangiano per 80 ore. Alla faccia di tutti i trattati internazionali, dellaCostituzione. Quattro giorni, un'eternità.
La notizia, tutta vera e denunciata dal consigliere comunale Andrea Alzetta (movimento Action diritti) è materia buona per la piccola città. Che è anche e soprattutto la città degli ultimi. Il Comune alla fine provvederà a superare l'emergenza, ma il problema è che in Italia non ci sono più garanzie. Qualcuno corre già il rischio di morire di fame. Non è roba da poco: oggi ai rifugiati, domani a chi?

Sarà pure necessario tagliare la spesa pubblica, ma il tagliatore è cieco. O quantomeno molto strabico e pure tonto. Basta un pannello solare sul tetto di una scuola per risparmiare migliaia
di euro: quante sono le scuole, quanti gli edifici pubblici? Basta eliminare la carta e sostituirla con i file: quanti pasti di rifugiati si garantiscono così? Basta liberarsi dei gestori telefonici e telefonare dagli uffici pubblici con Skype: milioni di euro risparmiati. Ma no, sarebbe troppo intelligente.
Meglio prendersela con gli sprechi, tagliare e tagliuzzare, per scoprire alla fine che non ci sono i soldi per i servizi minimi, per i più poveri. Come i rifugiati, appunto.

(*E polis Roma)