Poetto sempre al buio: aspettiamo l'arrivo di Berlusconi (di Claudio Cugusi da Epolis)

Sul Poetto ormai siamo alla frutta, per giunta sciroppata: da tre mesi l’illuminazione pubblica è saltata e non c’è verso di farla funzionare. Un tempo il mese delle elezioni veniva impiegato bene e per gli altri: oltre alle solite promesse di posti di lavoro, qualcuno si metteva anche a fare qualcosa di utile e visibile: asfaltare strade, piantare cespugli nei giardinetti, pulire muri imbrattati dai ragazzi selezionati per la visita di leva. Dev’essere che il tempo è cambiato: le strade sono una gruviera, solo i giardinetti degli isolati ricchi hanno cespugli e fiori. I militari sono tutti volontari e girano con la sedici valvole, non con la bomboletta. Oggi per illuminare viale Poetto ci vorrebbe la visita del Papa.

Magari potrebbe bastare anche una tappa di Berlusconi: durante uno dei prossimi tour potrebbero accompagnarlo a vedere gli esiti del ripascimento della spiaggia e la sera, al ritorno, mostrargli i lampioni spenti della quattro corsie. Inutile, serve il suo arrivo o quello del capo del Vaticano. Gli altri non bastano e quelli che dovrebbero fare non fanno. La Provincia, proprietaria della strada e dei lampioni, vorrebbe sbolognare i suddetti al Comune di Cagliari e Quartu. Che si dichiarano pronti ad accettarli solo se funzionanti. Ma la Provincia non vuole spendere. I Comuni nemmeno. E noi rimaniamo al buio, in questa Bagdad rischiarata dai fari allo xeno o da abbaglianti di motorini. Corroso alla radice, ogni tanto un lampione si abbatte sulla strada. Titolo in cronaca, tragedia sfiorata e fine. Fiat lux: ma quando però?

Claudio Cugusi