"Qualcuno era comunista

“I comunisti quando perdono l’idea della rivoluzione, perdono il senso dell’avventura. E i comunisti, quando perdono il senso dell’avventura, diventano gente noiosa e anche pericolosa”. Queste sono le parole pronunciate da un militante della sezione Pci di Mirafiori il 2 dicembre 1989, all’indomani del discorso pronunciato da Achille Occhetto alla Bolognina, e stampate sulla copertina di “Qualcuno era comunista” (Sperling & Kupfer, pp. 745, 22 euro), l’ultimo libro di Luca Telese. Un saggio utilissimo per comprendere come dalla caduta del muro di Berlino, i comunisti italiani siano diventati ex e post. Una vicenda che permette di analizzare le contraddizioni dell’attuale panorama politico nazionale, da una parte il Pd dall’altra il Pdl. Due movimenti a vocazione maggioritaria espressione di un bipolarismo monco. Numerosi degli episodi raccontati da Telese sembrano essere stati dimenticati dagli stessi protagonisti della “svolta”. Quindici mesi in cui si decretò la fine del più importante partito comunista dell’Europa occidentale, una vicenda intricata che ha assunto sia toni epici che, soprattutto, farseschi. Scorrendo gli articoli apparsi sui quotidiani dell’epoca, il cronista parlamentare de Il Giornale ha scoperto come le dichiarazioni rilasciate dai massimi dirigenti comunisti assomiglino a quelle degli omologhi del Pd. Insomma, oggi come allora manca una linea comune e a farla da padrone sono le correnti più o meno organizzate. Nonostante la poca organizzazione del centrosinistra italiano, la generazione dei “quarantenni” della segreteria del Pci dell’89 è però riuscita a stare stabilmente al potere. Se si esclude Fabio Mussi, Massimo D’Alema, Piero Fassino, Livia Turco e Antonio Bassolino sono ancora saldamente sulla cresta dell’onda senza nessuna intenzione di cedere il testimone. Una parte dell’opera non poteva che essere dedicata all’indimenticato segretario Enrico Berlinguer. Col senno di poi si potrebbe arrivare a dire che anche il politico sassarese avesse pensato di trasformare il Pci in qualcos’altro, un progetto frenato forse dalle pressioni di Mosca – accompagnate però da una grande quantità di rubli - e dall’ala filosovietica del partito. Tuttavia Berlinguer non lesinò pesanti critiche al Cremlino.

Telese narra infatti un episodio destinato a restare nella storia, in un discorso di soli sei minuti Berlinguer mise in crisi il solido rapporto che intercorreva tra Roma e l’Urss, una liaison cementificata soprattutto da Palmiro Togliatti, protagonista della repressione contro i comunisti polacchi durante il suo esilio sovietico. Era il 1976, e sulle colline Lenin, nei dintorni di Mosca, si stava svolgendo il congresso del Pcus. Di fronte al gotha mondiale del socialismo reale, lo stesso che si vantava di governare su un sesto delle terre emerse del pianeta, Berlinguer pronunciò due parole “democrazia” e “pluralismo” capaci di segnare una frattura netta con il comunismo sovietico, lo stesso che soffocò nel sangue la rivolta degli studenti ungheresi e le dimostrazioni della “Primavera di Praga”. L’autore poi non ha dimenticato di sottolineare quanto fosse solenne il cerimoniale del Pci. Ad esempio, la nascita di “Tango”, l’inserto rosa de l’Unità, diretto da Sergio Staino, produsse l’invenzione di un nuovo linguaggio capace di contaminare satira e politica.

Una finta vignetta di Forattini, che raffigurava il segretario Natta che ballava il tango sulle note di un’orchestrina composta da Bettino Craxi e Amintore Fanfani, intitolata “Nattango” provocò una vera e propria crisi politica. Fu addirittura necessaria una riunione del Comitato centrale del partito per decidere come rispondere al fuoco amico dei vignettisti. Assise a cui partecipò l’allora direttore del quotidiano del partito, Massimo D’Alema. Proprio per il presidente della fondazione Italianieuropei Telese, raccogliendo le testimonianze di due strettissimi collaboratori dell’ex premier, quelle di Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, ci descrive un D’Alema quasi allergico alla vita sociale e vestito in perfetto stile apparatnik. Una persona radicalmente diversa rispetto a quella che conosciamo. I sostenitori del Pd potrebbero percepire questo libro come la narrazione di un mondo lontano, gli ex e i post, nella loro lotta per il potere, hanno fatto in modo di cancellare il loro passato. Il terremoto del 1989 ci ha consegnato una sinistra senza identità capace solo di cambiar nome in quattro anni.

Matteo Mascia