Mentre col suo clangore di manette torna in scena di prepotenza la questione morale, sarebbe opportuno che la politica e la cosiddetta società civile uscissero dal coma vigile e rilanciassero nella top ten dei temi caldi anche la questione materiale. E cioè: come fa e come farà la stragrande maggioranza degli italiani a vivere con settecento euro al mese? E infatti non vive: annaspa, campicchia, divora le ultime sostanze, contrae debiti che non riuscirà a pagare, attinge al welfare familiare (per chi una famiglia ce l’ha). Ma non vede una prospettiva, perché una prospettiva, chiaramente, non c’è.
Il punto, allora, è questo: chi governa (ma il discorso vale pure per quelli
che, a vario titolo, strepitando o ragionando, si oppongono) ha una vaga idea di come si possa garantire la stabilità democratica in questo Paese? Ognuno dichiari il suo nulla o il suo progetto, prima che masse di persone scendano in strada con i forconi o con le mazze. Perché i rischi, ormai, sono proprio questi e tutti quelli che hanno ancora un po’ di sale in zucca li scorgono nitidamente: la società è al collasso. Parlando con la gente per le strade, ascoltando i dibattiti in tv. tutto ha il sapore di un lamento sociale che sale, misto a terrore. Di domani non c’è certezza: nel senso letterale del termine, mica poetico.
E per finire, un pizzico di satira: la social card, che assomiglia più a una
presa in giro che a una cosa seria. Nessuno è mai guarito da un’ulcera
perforante con un beverone di acqua e zucchero.
Claudio Cugusi