Egregio Onorevole Piero Marrazzo,
la situazione finanziaria della regione Lazio grava oltre ogni possibilità di sopportazione sulle condizioni dei pazienti psichiatrici e delle famiglie. I servizi offerti sono notevolmente peggiorati nella qualità e nelle prestazioni: il blocco delle assunzioni non consente il turnover necessario e il personale è molto al di sotto del minimo indicato dal Progetto Obiettivo Regionale, situazione, questa, gia nota a tutti i livelli in Regione.
Psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, in alcune ASL, hanno in carico oltre 200 pazienti ciascuno, un numero troppo elevato sia per il medico che per chi riceve la qualità della cura.
I Famigliari, gli Utenti, la Consulta della ASL RMD manifestano solidarietà agli operatori e allo stesso tempo chiedono con forza l’adeguamento del personale ai requisiti minimi indicati dal POR, visto che, in psichiatria, colloqui una tantum risultano totalmente inefficaci. Nonostante gli sforzi degli operatori il gran numero di interventi effettuati risulta, infatti, insufficiente e la mancanza di risorse impone, a volte, la somministrazione farmacologia come principale modalità di intervento.
Anche l’offerta di visite domiciliari, di case famiglia e posti letto nelle comunità terapeutiche sul territorio laziale è insufficiente e disomogenea e questo ha ovviamente pesi diversi nei vari DSM . Per entrare nel merito della esiguità delle risorse economiche, rispetto alla domanda esponenziale dei servizi, e quindi del budget dei DSM, andrebbe affrontato una volta per tutte il problema delle case di cura private convenzionate, che- va ricordato- costituiscono, da sole, oltre il 70% dell’offerta assistenziale come ricovero psichiatrico. Sappiamo che è difficile contrastare questa tendenza se si considera che, mentre le risorse finanziare per le comunità terapeutiche gravano sui DSM, con disponibilità molto ridotte, la spesa per le strutture private convenzionate è sostenuta direttamente dalla Regione. In questo contesto i Dipartimenti per non “sforare” i budget invieranno i pazienti, anche giovani e con reali possibilità di recupero, nelle strutture private convenzionate che frequentemente non operano sulla base di un progetto di cura concordato con i Centri di Salute Mentale. Lontani dal luogo di residenza, dimenticati dai servizi territorialmente invianti, una volta dimessi, difficilmente saranno ripresi in carico, ma ricadranno sulle spalle delle famiglie impreparate e disperate.
E’ ben noto che la chiusura dei manicomi avviata con la legge 180, a causa della mancata realizzazione di strutture e servizi, ha semplicemente spostato il problema nelle abitazioni dei pazienti che si trasformano in piccoli manicomi, costringendo a impossibili e drammatiche convivenze. Ognuno di questi ragazzi, cui non viene garantita la cura alla quale avrebbe diritto, rischia di costituire un fardello economico di cui la sanità regionale e la società dovranno farsi carico per tutta la durata della sua vita e un carico di sofferenza che sarà sempre presente anche nella vita dei famigliari, perché ogni persona abbandonata produrrà malessere e disagio nel nucleo cui appartiene. Detti famigliari, ormai abili conoscitori dei meandri burocratici, delle voragini economiche, delle cure che necessiterebbero per i loro cari, da sempre denunciano lo stretto legame intercorrente tra carenza di personale, impossibilità di controlli e verifiche del piano terapeutico, e abbandono del ricoverato.
Le chiediamo, quindi, Onorevole Presidente, di trovare urgentemente soluzioni concrete e snellimento burocratico per una situazione esplosiva che non può più attendere.
Consulta Dipartimentale Salute Mentale ASL RMD
Presidente Carlo Lucarelli
c/o la Direzione del DSM ASL RMD
Associazione I Volontari dell’ARESAM e Associazione Beautiful Mind
Presidente Elena Canali Presidente Anita Teatini
Via Mar dei Coralli, 2- Ostia- RM Via Mar dei Coralli, 2- Ostia- RM
Roma 21 Luglio 2008