caro claudio,
pino daniele cantava:
'quante cose inutili da dire
quante cose inutili da fare,
quante cose inutili abbiamo nella testa. . . .
ma il tuo sorriso resta . . ..'
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e quali sono allora le cose importanti?
esiste un criterio per ritrovare priorita' e valori che ci possano essere di guida in questo folle mondo di nichilismo imperante? forse
si.
forse un criterio discriminante nei valori e' la condivisibilita'. quanto piu', in una certa comunita' siamo d'accordo su qualcosa,
tantopiu' quel qualcosa e' 'giusto'. ma, beninteso, giusto li' e ora, in quel momento, in quella societa'. punto.
nella mia concezione ci sono valori eterni e irrinunciabili, come la giustizia, la liberta', la pace, e valori diciamo strategici o
contingenti, adattabili alla storia e alla geografia dell'obiettivo da conseguire, come per es. il modello politico o economico.
quindi contarci, e non decidere sulla pelle degli altri.
questo criterio non soddisfa l'imperativo morale della tutela delle minoranze. potremmo, per esempio, con una legittima maggioranza,
decidere di mettere tutti gli zingari nei forni crematori, come l'occidente ha gia' peraltro fatto, e questo la dice lunga sul sistema
chiamato 'democrazia' e sulla 'legittimita' ' delle sue decisioni.
ma e' per questo che esistono le carte dei diritti, molto piu' antiche delle costituzioni, dello stato modello westfalia e dei sistemi
cosiddetti 'democratici' moderni.
non dimentichiamo che le cabine elettorali le adorano anchei i putin, i berlusconi, gli squadroni della morte colombiani, ma la magna
charta, il bill of rights o lo statuto dei lavoratori non fanno parte della loro cultura. al contrario.
quindi la liberta' non sta tanto nella concessione padronale della periodica scelta del capo, bensi' nei limiti che riusciamo a porre
ai nostri padroni, ancorche' 'democraticamente eletti' (soprattutto in tal caso).
inoltre il criterio 'democratico' della legittimita' che deriva dal numero non ha mai evitato le guerre. al contrario: ieri come oggi i
principali criminali di guerra degni della fucilazione alla schiena sono i leader politici e i piu' criminali sono proprio quelli delle
'democrazie' occidentali piu' ricche e potenti, come testimoniano auschwitz, hiroshima, abu grahib.
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in questa nostra epoca non solo dio e' morto ma tutto e' liquido, le parole significano il loro contrario, e il sangue (degli altri)
serve a vendere spot...
che fare allora? da che parte cominciare? in che direzione andare?
mi viene in aiuto la data di oggi, il 28 aprile, che in sardegna celebra una sollevazione di popolo a cagliari di due secoli orsono.
forse il 28 aprile sardo ci puo' aiutare:
a cercare i valori che ci uniscono, che ci uniscono in quest'isola. in quest'isola splendida, la sardegna. e in quest'epoca di guerra,
di precarieta', di egoismo, di disonore.
e quindi: quale sardegna? quali valori? quale memoria?
la tristezza della sardegna conquistata e sfruttata per piu' di due millenni da invasori esterni, dai romani fino al g8 2009, nel solco
della piu' intollerabile subalternita'?
la vergogna della sardegna che subisce il tribunale dell'inquisizione papale, la cacciata degli ebrei sino alla recente visita di
nazinger?
la sottomissione della sardegna che, nel 1718 col trattato di londra (di londra ! ) viene ceduta alla barbarie di un potere arcaico e
centralista come quello sabaudo, bramoso di tasse, coscritti e legna, che riuscira', tra l'altro, a cancellare gli stamenti, autonoma
rappresentanza locale gia' attiva sotto la precedente dominazione spagnola?
il disonore di una casta di asserviti baroni locali che, nel 1827, baratta i quattro secoli di carta de logu con la legge coloniale
dell'invasore, meglio nota come 'codice leggi civili criminali' del regno piemontese? per non dire della successiva 'fusione perfetta' ...
(sic) perfetta per metterla in culo ai sardi.
una casta politica, quella sarda che, a parte rarissime eccezioni, e' sempre stata la principale nemica del suo popolo.
una classe 'dirigente', quella sarda, educata da secoli alla sottomissione agli interessi stranieri. ieri come oggi. anzi, peggio oggi (
pur riconoscendo a soru una rottura col passato e un certo coraggio politico e riformista).
almeno sotto pisani e spagnoli c'era un minimo di autonomia locale legislativa e giuridica. sotto i piemontesi si assiste a un aumento
del servilismo del notabilato locale: si privatizza la terra con le chiudende e si privatizza il dissanguamento fiscale 'abolendo' il
feudalesimo (ovvero trasformandolo in dissanguamento tributario di stato, legalizzato).
e, sia detto per inciso, sotto lo stato unitario, l'anacronistico e arcaico centralismo italiano raggiunge vertici incredibili,
paragonabili solo ai rapporti classici che intercorrono tra colonia e metropoli.
ricordero' solo, come esempi, la rivolta di nuoro del 1868 contro l'applicazione delle chiudende e lo sciopero dei minatori di buggerru
del 1904, contro le aziende minerarie che, grazie alla connivenza delle vergognose elites locali, potevano fare tutto e il contrario di
tutto. sulla pelle dei condannati alla morte per silicosi.
inutile dire che in questi casi, come sempre, le classi di potere hanno chiamato in loro aiuto i codici e carabinieri per massacrare
gli operai. inutile dirlo perche' pratica standard del potere. ma forse non inutile ricordarlo.
no, non e' questa la sardegna di cui andare fieri. non e' questo il modello da seguire, perche' in questo modello, quello che si
trascina da millenni, cambia il colore del padrone, ma resta il sistema di sfruttamento.
e quindi non continuero' con i numerosissimi esempi che fino a ieri, fino ad oggi, accompagnano il triste destino coloniale della
sardegna.
tutti conosciamo lo sviluppo da terzo mondo che l'italia ha riservato al suo 'territorio d'oltre mare'.
inutile ricordare che questo paradiso cosi' bello da togliere il fiato e' stato usato da roma come discarica petrolchimica, dissanguato
e abbrutito dallo sfruttamento minerario, stuprato dalle criminali servitu' militari.
inutile sottolineare come, grazie al centralismo coloniale italiano, l'isola ha conosciuto, e sta vivendo, lo spopolamento,
l'arretramento sociale e culturale, la scientifica distruzione ambientale.
inutile prendere atto che la sardegna, oggi non ha una rappresentanza nel parlamento europeo, ( e nemmeno in quello italiano) a
differenza di tutte le altre minoranze etnico- linguistiche.
e si potrebbe continuare.... con la leucemia di perdasdefogu, gli incidenti nucleari della maddalena, la posidonia bianca di capo
teulada.... ma non serve.
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nel nostro 28 aprile serve' dimenticare, per un momento il male, l'orrore, il servilismo, l'abitudine, la paura, e pensare invece alla
sardegna che vorremmo. e questo nel solco, nell'indimenticabile solco, di chi ci ha provato. di chi ci prova ancora. e per chi ci provera'
domani.
il 28 aprile del 1794, com'e' noto, il quartiere di stampace insorge contro gli sbirri piemontesi che volevano arrestare alcuni
notabili locali non venduti agli interessi stranieri.
questa e' la sardegna che ci deve essere maestra di vita ed esempio per le lotte future. quella dei 'delinquenti' vincenzo cabras ed
efisio pintor, dei pericolosi 'rivoluzionari'...(oggi sarebbero in galera col pretesto del 270 bis) che bisognava arrestare per ragion di
stato.
ma il 28 aprile di due secoli fa il popolo di stampace insorse contro il governo. e vinse. non la guerra, ma almeno, simbolicamente,
una battaglia, a dimostrare che nessuno e' invincibile, se tutto il popolo si solleva.
oggi e' il 28 aprile e in sardegna gli stessi poteri governativi statali permettono la commemorazione antigovernativa.
ma se e' solo per vendere zucchero filato ai turisti allora c'e' qualcosa che non va'. e' come il mercimonio dei poster del 'che' alla
rinascente di berlusconi: marketing, non rivoluzione.
noi dobbiamo usare i nostri occhi, le nostre categorie, i nostri valori, non quelli del potere. non quelli del nemico.
e allora rileggiamo e cogliamo il significato di tale insurrezione. e poi, cosa sommamente importante, attualizziamo. attualizziamo il
significato e il ricordo.
per ricordarci che il potere non concede nulla se non e' costretto dalla rivolta popolare. ieri come oggi. come sempre.
per questo dobbiamo ricordare che, se vogliamo diritti e giustizia, e' sempre il 28 aprile.
ricordiamoci del valore della rivolta.
ricordiamoci dell'eterno, immortale, invincibile, valore supremo della rivoluzione.
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un certo dossetti, (cattolico) in sede costituente, propose di inscrivere tra i diritti fondamentali del popolo quello relativo alla
'resistenza ad un governo divenuto dispotico'. (proposta cassata).
e come stupirsene, in un paese (di merda, vorrei aggiungere) come l'italia, dove la tradizione e' quella dei mazzieri, del
colonialismo, del centralismo, del fascismo, della guerra d'aggressione, del tradimento, della 'democrazia bloccata' degli opposti
estremismi, di una guerra civile infinita, di un monopolista miliardario stile bokassa 'democraticamente eletto' con le tv?
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oggi e' il 28 aprile.
viviamolo cogli occhi dei liberi, dei sinceri, dei giusti. di coloro che non hanno paura. neppure di sognare.
allontaniamoci dalle cerimonie di potere, fatte ad hoc per spettacolarizzare, mercificare e annullare le istanze rivoluzionarie di un
evento.
oggi e' il 28 aprile.
ma non deve servire come occasione per vendere accendini o mirto ai turisti. deve invece servire per ricordare il valore della
ribellione. il valore della rivoluzione.
oggi e' il 28 aprile.
ricordiamoci che lo stato e' una costruzione umana, non ha nulla di sacro ne' di trascendentale. e se lo stato opprime, abbatterlo o
liberarsene non e' solo un diritto, ma il piu' sacro dei doveri. e non lo dico (solo) io. lo dicono venticinque secoli di storia e uomini
di qualsiasi dottrina e di qualsiasi credo. la digos potra' anche incarcerarci, ma non smentirci.
oggi e' il 28 aprile. la cacciata dei piemontesi. facciamone un simbolo vero della sardegna che vogliamo. una sardegna libera da
tiranni e sfruttatori sia stranieri che, peggio, molto peggio, autoctoni.
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al momento di marciare, molti non sanno che
alla loro testa marcia il nemico,
la voce che li comanda e' la voce del nemico
e, chi parla del nemico
e' lui stesso il nemico.
(bertolt brecht)
dedico, oggi, questi versi eterni a politicanti, pennivendoli, banchieri e speculatori.
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oggi e' il 28 aprile. la sardegna e' sempre piu' sottomessa, senza speranze senza futuro.
pisanu crea le leggi spaciali piu' vergognose d'europa. la ricca famiglia floris, per vendicarsi della mancata cementificazione di
un'area archeologica ne fa pagare il prezzo al ghetto di s.elia, stroncandone la riqualificazione, gli sciacalli del banco di sardegna
provano e riprovano a far fallire i contadini di decimoputzu.
ma non sta scritto da nessuna parte che dovra' essere sempre cosi'.
perche' non sara' sempre cosi'.
non sara' sempre cosi'.
non sara' sempre cosi' !
e dipendera' da noi. dalla lotta. dal coraggio.
questo, si, e' sempre stato cosi'. e cosi' sara' sempre.
la liberta' la conquistano i coraggiosi, pagando spesso con la vita. e poi la usano e ne abusano i vigliacchi, gli opportunisti, i
paraculi. e dopo averne abusato la perdono.
e la storia ricomincia. perche' la apprendiamo solo col nostro sangue e con la nostra sofferenza. e spesso quando e' tardi.
ma per il 28 aprile non e' mai troppo tardi. perche' il 28 aprile, in sardegna puo' e deve essere sempre.
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oggi e' il 28 aprile
e allora ricordiamoci della sardegna che potrebbe essere e che forse un giorno sara'. dipendera' da noi.
ricordiamoci degli uomini liberi, che vivi o morti, sono e restano immortali, il nostro esempio, la nostra coscienza, il 28 aprile.
ricordiamoci d angioy, di tuveri, di asproni, di lussu, di gramsci, di simon mossa.
di tutti coloro che in un non lontano passato hanno pensato e lottato per una sardegna libera, solidale, pacifista. indipendente.
ricordiamoci di gavino ledda, l'autore di 'padre padrone', che va in giro per l'isola insegnando ai giovani la lingua sarda.
ricordiamoci di placido cherchi, antropologo e scrittore, indipendentista, studioso dell'identita', teorico di un etnocentrismo
critico, indipendentista e nel contempo, di inclusione sociale.
ricordiamoci di gavino sale: pccolo di statura, ma con un fegato e un cuore grandi cosi'. un combattente nato, instancabile e
indomabile. delle volte penso che con altri venti come lui la sardegna sarebbe indipendente.
ricordiamoci di stefania bonu, marco delussu, pier franco devias, roberto loy, massimo nappi, marco peltz, emanuela sanna, alessandro
sconamila, salvatore sechi, i compagni indipendentisti di 'a manca pro s'indipendentzia' che si sono fatti, tra il 2006 e il 2007, piu' di
un anno di galera con l'accusa, risultata poi 'infondata', di associazione sovversiva. invero vittime del 'teorema pisanu', ('manette ai
dissidenti'). pisanu: un sardo piu'' prono agli interessi continentali degli stessi continentali. un'impresa riuscita a pochi.
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oggi e' il 28 aprile.
valentina, mi ha ben illustrato, con poche parole, il perverso meccanismo per cui le persone ignoranti (nel senso puramente etimologico
del termine) non hanno gli strumenti per capire (e cambiare), mentre quelle 'colte' si vergognano di parlare in sardo, di essere sarde (di
pensare in sardo, aggiungerei io).
io sono senza parole.
io che ho messo in gioco la mia stessa vita pur di venire a vivere qui e che bacerei questa terra ogni giorno per ringraziarla di avermi
accolto e permesso di viverci, ebbene, io a un sardo che si vergogna di parlare in sardo gli strapperei la lingua, e a un sardo che si
vergogna di essere sardo gli caverei gli occhi.
ma so che a ridurre cert'uni a tale bestiale livello e' una colonizzazione culturale tipica del dispositivo padrone-schiavo, per cui
l'ideologia dominante ci obbliga a vergognarci di come siamo e ad amare i nostri carnefici.
e' anche e soprattutto da qui che bisogna ricominciare: ricreare, ritrovare una coscienza di popolo condivisa e di cui essere
orgogliosi, nel rispetto (reciproco) delle culture 'altre'.
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riconoscere il nemico.
combattere il nemico.
per ricostruire la nostra societa'.
per difendere i diritti.
per ritrovare la nostra umanita'
per non smettere di lottare.
questo e' e deve esere il significato del 28 aprile della sardegna.
perche' ci ricordiamo le parole di giampiero marras e gavino sale, all'indomani dell'occupazione della termocentrale di fiume santo.
di fronte al prefetto narduzzi che li interrogava e nella prospettiva del processo che li attendeva, gli indipendentisti parlarono in
questi termini: 'noi non siamo qui per inginocchiarci...' disse sale. e giampiero marras, prima di congedarsi fece notare al prefetto che
'abbiamo tenuto in testa le nostre berritte, in segno di educazione e correttezza. la berritta non si toglie, come invece si fa col
cappello. ci tenevo che lei lo sapesse'.
finche' ci sono uomini come questi nulla e' perduto. tutto e' possibile. per per strade tanto improbabili quanto infinite.
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il 28 aprile e' sempre.
non so se ho trovato le parole. ma le ho cercate.
un grande abbraccio, caro claudio.
maurizio carena
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Caro Maurizio, non so se sono più, in questo momento storico, le cose che uniscono i sardi o quelle che li dividono.
Però, a strappi e a morsi, questo è ancora comunque un popolo (fatto di indigeni e di molti migranti decisi ad essere sardi) che ha un suo territorio e lo avrà per sempre. Ha una lingua e una storia. Insomma, ha intatti i presupposti per essere nazione. Il problema sono certi suoi governanti e certi governati. La strada della democrazia è molto lunga ancora, per tutti i sardi. Ma è un'avventura bellissima provare a costruirla, col dialogo e con l'opposizione civile. pensando prima di tutto a chi ci ha permesso di vivere in democrazia. Non a caso il 28 aprile viene dopo il 25 aprile. (c.c.)