Silenzio: se facciamo politica impariamo ad ascoltare (di Renato Chiesa)

“È meglio tacere e dare l’impressione di essere dei perfetti imbecilli, piuttosto che parlare e darne la certezza”

Non è farina del mio sacco, ma sottoscrivo.

All’uomo della strada, nella veste di uomo della strada, può essere consentito dire tutto quello che gli pare in qualsiasi circostanza.

Chi, al contrario, intende fare Politica ed ha autenticamente l’obiettivo di dedicarsi agli altri, non può mai consentirsi di essere uomo della strada.

L’unico modo democratico che esiste di dedicarsi agli altri è la Politica: e la Politica ha i suoi tempi, i suoi ritmi, i suoi riti. Che vanno rispettati, altrimenti si torna in mezzo alla strada.

E allora a ciascuno di noi il compito di scegliere: la Politica o la strada

Ma se si sceglie la Politica, bisogna imparare a distinguere tempi modi del parlare. Assemblee, direttivi, presentazioni di candidati, incontri riservati sono situazioni diverse che implicano scelte diverse e, magari, ponderate.

Non è consentito a nessuno che voglia davvero fare Politica di dire sempre e comunque, in qualunque circostanza e con i modi che gli garbano, quello che gli passa per la testa; specie se si fa parte di un gruppo e non si agisce come cani sciolti.

E, nel fare questa valutazione, occorre ricordarsi che il silenzio, spesso, è un valore. È il primo mezzo per rispettare gli altri sapendoli ascoltare