Sinistra, un ciclo si chiude ma deve nascere una cosa nuova (di Pietro Folena)

Chianciano chiude un ciclo. Non mi riferisco, per stare alle parole amare di Nichi Vendola, alla storia di Rifondazione Comunista. Ma piuttosto – ed è quello che mi aveva prima intrigato e poi coinvolto – alla stagione cominciata nel 2001 a Genova e culminata col Congresso di Venezia del 2005. La stagione che aveva immaginato possibile una forza politica oltre la storia del comunismo (si aggiungeva, non so con quanta conoscenza e convinzione, oltre la storia del socialismo), muovendo, a differenza dalla vicenda che ha portato alla fondazione del PD, non da un adattamento rassegnato a questo mondo e a questa globalizzazione, ma da una critica moderna e radicale ('un altro mondo è possibile').

La sconfitta di Nichi e l'accantonamento, almeno da parte di questa forza neocomunista eterodossa, dell'ipotesi di una nuova forza politica della sinistra, aiutano un PD già col fiato corto. Dico questo con tutto il rispetto per Paolo Ferrero: un uomo che stimo, che penso coltivi anche taluni propositi revisionisti e innovatori. Tuttavia la maggioranza che lo ha eletto ha innegabilmente una forte connotazione estremista e settaria, e appare mossa da una propensione minoritaria e di testimonianza.

Non sottovaluto l'importanza dell'esempio e della lotta controcorrente: ce n'è bisogno. Ma non condivido la propensione a ogni scorciatoia movimentista (già presente nella maggioranza bertinottiana), e soprattutto quello che appare un complesso da orfani degli anni 70: pas d'ennemis à gauche. Penso che occorre lasciare il tempo a Ferrero perché muti il rigido contesto uscito da Chianciano e non escludo che possiamo reicontrarlo sulla nostra strada, parlo di chi come me non intende rinunciare alla sfida per costituire una nuova forza della sinistra.

Consiglio a tutti di non riesumare dall'armadio Sinistra Europea, nella versione italiana. Ma penso che vi sia materia di riflessione autocritica anche in chi ha voluto questa conta congressuale sul versante vendoliano. Il mio duro commento dopo la tragedia politica di aprile fu interpretato come una polemica personale verso Giordano. Nulla di più falso. Dall'estate scorsa alcuni di noi si erano sforzati di indicare una strada alternativa a quella che ha condotto alla sconfitta di aprile, ricevendo contumelie e subendo ostracismi. La strada era quella di proporre allora Vendola, magari con primarie vere e con più candidati, a leader della Sinistra in costruzione.

Veltroni avrebbe avuto difficoltà a rompere, la partita avrebbe avuto un altro segno. Un atteggiamento ottuso, burocratico e chiuso ha sbarrato la strada a Vendola allora (ci volle un'insurrezione per farlo intervenire agli Stati Generali di dicembre) e a tutti coloro che chiedevano democrazia e partecipazione (e che addirittura furono costretti ad autoconvocarsi nella stessa occasione). La conta pro-Vendola dopo il voto è così apparsa tardiva e insincera e ha finito per aggiungere sconfitta a sconfitta, per creare nuovi problemi all'importante laboratorio pugliese e per sottrarre al popolo della sinistra bisognoso di coltivare una nuova speranza altre energie, risorse, persone.

E ora? Forse le mie parole di aprile, che qualcuno commentò con sarcasmo, andrebbero rimeditate. Suggerivo di imboccare una strada più lunga e faticosa, di non farsi ossessionare dalle scadenze elettorali più ravvicinate. Si è seguita un'altra strada, quella della resa dei conti interna, con gli esiti a tutti evidenti. Con altrettanta franchezza ora però dico che, a fronte dell'involuzione in atto dentro il PRC (per non parlare del PdCI), è interessante la sfida che propongono da un lato Fava e SD, e dall'altro le associazioni e i movimenti (tra cui il nostro, Uniti a Sinistra). Si può provare a far partire dal basso la costituente di una lista di sinistra per le europee, formata con le primarie e fatta di giovani, lavoratori, donne – non condizionata dal ceto politico sconfitto ad aprile – , che raccolga il testimone della nuova politica, non lo lasci al solo Di Pietro, porti i temi e le idee dei movimenti e dei territori nel Parlamento Europeo, si proponga come erede di un'idea federalista e spinelliana dell'Europa unita?

Si possono, con lo stesso spirito, costruire liste civiche democratiche e di sinistra, parte di un nuovo centrosinistra, nelle Regioni e negli Enti Locali che voteranno nei prossimi mesi? Si può immaginare che queste esperienze confluiscano in una grande costruzione comune nel 2009?
Pensiamoci.

Pietro Folena - www.rossodisera.info