Soru si dimette: leggi cosa ne penso e vota il sondaggio (di c.c.)

CAGLIARI - Il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, si è dimesso stasera dall'incarico con una comunicazione al Consiglio regionale che stava per approvare la nuova legge urbanistica. Le dimissioni saranno formalizzate domani con una lettera che sarà inviata al presidente dell'Assemblea sarda, Giacomo Spissu. 'Non si governa se manca la fiducia della maggioranza', ha detto lo stesso Soru. La decisione è stata annunciata dopo che il Consiglio aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla nuova legge Urbanistica.

Le dimissioni di Soru sono state il culmine di una giornata di tensione. Nel tardo pomeriggio, il Consiglio regionale aveva sospeso la votazione sull'articolo 42 della proposta di legge urbanistica, in seguito a una spaccatura interna al Pd, emersa in aula. Lo stop, chiesto dal capogruppo Pd Antonio Biancu, era stato provocato dalla differente valutazione dei contenuti di un emendamento di sintesi, presentato dalla Giunta, e relativo all'applicazione, con le norme previgenti, della pianificazione in corso, soprattutto paesaggistica.

Soru aveva parlato in aula di 'felice sintesi tra le differenti posizioni', ma nel Pd il relatore del provvedimento, Giuseppe Pirisi ('non voglio essere preso in giro') e Alberto Sanna (disconoscendo il suo capogruppo Antonio Biancu) avevano confermato le loro perplessità 'contro l'ambiguità di un testo che tiene in piedi valore ed efficacia delle disposizioni vigenti, facendo salva l'applicazione del Ppr pure per le zone interne in coerenza con le vecchie linee guida generali della pianificazione'.

La situazione si è complicata dopo la bocciatura della parte dell'emendamento fortemente voluto dallo stesso Soru. Che a quel punto ha lasciato l'aula e si è chiuso in una stanza mentre fuori si rincorrevano voci di dimissioni. La decisione sarebbe collegata all'esito del voto, ritenuto - spiegano componenti della Giunta - un 'chiaro segnale politico': a scrutinio palese, solo 21 consiglieri della maggioranza hanno votato a favore mentre molti si sono aggiunti all'opposizione. Alla fine i contrari sono stati 55.

Le dimissioni avranno efficiacia dopo 30 giorni. Se non saranno ritirate, l'assemblea sarà sciolta e le elezioni si terranno entro i successivi 60 giorni. 'Per me era importante - ha detto Soru - riflettere in maniera serena e pacata sul modo migliore di proseguire i lavori oggi e in questa legislatura. E' evidente che si è mostrato un dissenso forte, in parte sul merito sul governo del territorio, ma ancora di più mi sembra che sia mancata la fiducia necessaria tra un presidente della Regione e la sua maggioranza'.

'Ho riflettuto - ha aggiunto - so di essere stato eletto direttamente, con la fiducia dei cittadini, ma non si può governare senza la fiducia della maggioranza in Consiglio regionale. Ancora di più perché, subito dopo, avremmo dovuto discutere la legge finanziaria che non si può affrontare nel clima, appunto, di una fiducia interrotta oggi'. All'annuncio delle dimissioni, dai banchi del centrodestra si è levato un applauso.

'Non sarà l'ultimo giorno della mia esperienza politica', ha sottolineato Soru, nell'intervento nell'aula del Consiglio regionale durante il quale ha annunciato le sue dimissioni. Ma tuttavia potrebbe anche non essere detta l'ultima parola rispetto alla guida della Regione Sardegna. Secondo il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Antonio Biancu, vi è stato un fraintendimento tra maggioranza e presidente sulla valenza dell'emendamento che è stato poi bocciato, e ci sarebbero ancora margini per 'riannodare i fili della maggioranza e portare a scadenza il programma di governo presentato agli elettori'.

Analoga la posizione del portavoce del Pd, Andrea Orlando: 'Lavoreremo nelle prossime ore per ricomporre il quadro politico e fare in modo che non si apra la strada della fine anticipata della legislatura'. (da Repubblica.it)

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Le dimissioni di Soru erano un atto necessario, a fronte della grande turbolenza nel centrosinistra. Dal caos si riparte: dal caos si è generato l'universo, d'altronde...

Serve un grande sforzo di unità dentro il Pd sardo, per evitare che gli elettori - cittadini finiscano per non capirci più. E non credo che il Pd italiano sia utile nel ruolo di mediazione: voglio sperare che gli accordi politici sulla Sardegna si trovino tra i sardi, senza interventi d'oltremare. E si devono trovare in fretta e bene, anche sulla segreteria del Pd, sugli organismi, sul congresso regionale: insomma, su tutto. Perché ci facciamo soltanto del male se non diamo un'immagine seria di noi alla Sardegna.

Una cosa è certa: il centrodestra ha poco da battere le mani. Perché a Cagliari il sindaco Floris è nei guai con la sua maggioranza e perché non ha un candidato presidente per contrastare Soru e il centrosinistra. E perché l'Udc è sempre più vicino al centrosinistra. Per il centrodestra, insomma, queste dimissioni sono una vittoria di Pirro (o di Pirri...): battono le mani e rischiano seriamente di restare all'opposizione. Ma questo non deve rallegrare più di tanto il Pd e i suoi alleati: che si vada a elezioni anticipate (marzo) o naturali (maggio) per rivincere serve un programma forte. E noi abbiamo il nostro piccolo contributo da offrire sul programma del centrosinistra. Troveremo l'occasione per proporlo nelle sedi adeguate. (c.c.)