'...Spiegami che senso ha lottare tanto per precari ridotti alla fame da una politica aziendalista quando poi danno il loro voto a gente come Ugo Cappellacci. Spiegami perché dovremmo continuare a rappresentarli e a difendere i loro diritti quando poi danno un sostegno cosi netto a uno zerbino del Presidente del Consiglio che colonizzerà tutta la Sardegna tramite il suo araldo. Spiegami perché dobbiamo ancora lottare per questa gentaglia. Noi stiamo bene, loro sono dei morti di fame prossimi alla miseria più totale. Quando verranno a chiederci aiuto, lo faranno vedrai, dovremmo rispondergli: 'Vai da Cappellacci a chiedere soldi e lavoro, in fondo lo hai votato tu'. Io, dal canto mio, incrocio le braccia. Se farai occupazioni mi occuperò, scusa il gioco di parole, della questione ma solo come giornalista. Per il resto, sarà mia premura ridere della loro miseria. Nessuna solidarietà ma solo calci nelle gengive. In fondo, sono felici cosi. Questa mail è una delle tante che mi sono arrivate oggi, alla luce dei dati delle Regionali. E' la mail di un giovane compagno cagliaritano, che crede autenticamente nelle cose che facciamo, nelle lotte nelle quali ci caliamo. A lui e a tanti altri sento di dover dare una risposta. E la risposta è che non è finita: proprio adesso inizia la ricostruzione della sinistra, anche a Cagliari. Anche in Sardegna. Ma questa azione non può ripartire dalle vecchie logiche, dalle vecchie facce. Ci vuole molta pazienza, molta umiltà e molto impegno, quotidiano, per costruire una Sinistra di massa, senza la puzza sotto il naso, che non parla agli operai e ai ragazzi dei call center sempre e soltanto dal palco e col microfono. Ci vuole coraggio, lo so: ne abbiamo molto bisogno. Ma non dobbiamo avere paura. La sinistra esisterà sempre fino a quando ci saranno persone più deboli che avranno bisogno di essere rappresentante. Non facciamoci travolgerci dalla paura e dalla sconfitta. Impariamo a fare politica ogni giorno, senza appellarci a eroi e salvatori. E senza coltivare la pratica dell'esclusione, senza esasperare le differenze. Uniti si vince: litigiosi ci si marginalizza. Da questo dobbiamo ripartire, sulla strada della concretezza. A presto: ora riflettiamo e poi ci troveremo presto tutti assieme. Io ci sono. (c.c.)
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