Non va bene questo silenzio sullo stadio Sant’Elia, non è giusto: costa tanto dire un santo di no alla proposta del Cagliari calcio, scegliendo tra le tante buone la migliore motivazione?
E cioè che le proprietà pubbliche non si cedono gratis e che lo stadio può essere ammodernato con risorse del Comune. Basterebbe riscuotere
qualche milione di euro di imposte locali evase oppure tagliare la bolletta milionaria dell’Enel installando pannelli fotovoltaici sui tetti degli immobili
comunali. Oppure ancora vendere agli assegnatari le 3500 case popolari, incassando qualche milione di euro e risparmiando sulle ristrutturazioni.
I soldi ci sono. E se non ce ne sono abbastanza si trovano, quando servono a raggiungere l’obiettivo: uno stadio ammodernato e il Cagliari
che resta a Cagliari. Ma il fatto è un altro: la commissione di valutazione proposta dal sindaco Floris è un escamotage (o un escapotage, come direbbe qualcuno) per prendere tempo. Anche se deve molti denari al Comune e a volte non ha brillato per simpatia, il Cagliari calcio ha diritto
a una risposta veloce.
E’ proprio questo il limite più grande delle istituzioni, mica solo di palazzo Bacaredda: i tempi delle decisioni sono dilatati e inadatti ai bisogni delle
imprese e delle persone. Vale per le questioni urbanistiche, vale per le case popolari e per quelle alla portata di tutti. Vale per lo stadio Sant’Elia, che deve essere ristrutturato e diventare insieme il luogo dei grandi eventi e dei grandi concerti che manca alla città.