Surre elettorali e surrealismo. Soru: abbiamo perso per il voto disgiunto (dall'Unione Sarda)

Scontro al convegno sull'analisi del voto. Oggi intanto il governatore riunisce i suoi a Sanluri: critiche da Pacifico, Quaquero e Sanna
Soru-Cabras, lite sui motivi della sconfitta

In un banale pomeriggio di acerba primavera, ecco lo scontro post-elettorale che il Pd aveva finora represso, manco fosse un'influenza sotto traccia. Come i duellanti di quel film, quasi spinti dal destino ad affrontarsi per tutta la vita, Renato Soru e Antonello Cabras riprendono a incrociar le lame sull'analisi della sconfitta. Scontro duro, ma chiunque abbia ragione, una sola cosa appare indiscutibile: i democratici sardi non hanno ancora superato le guerre dell'ultimo anno. Come dimostra anche la polemica sull'iniziativa odierna di Soru a Sanluri.

IL CONFRONTO L'occasione è un convegno organizzato dallo stesso Cabras con Arturo Parisi, in cui il direttore di Ipr Marketing Antonio Noto descrive i flussi elettorali delle recenti Regionali. Mentre Parisi si concentra molto sui numeri, Cabras la butta più in politica: «Che avessimo difficoltà con l'opinione dei sardi era chiaro già un anno fa», dice l'ex segretario del Pd, «e forse dovevamo capirlo fin dalle Comunali 2007». Per provare a vincere, stavolta, «avremmo dovuto fare la coalizione più ampia possibile». E per il futuro «dovremo valutare se quel che proponiamo incontra abbastanza il senso comune. Berlusconi lo fa, non vince solo grazie alle tv».
Soru prende la parola e rimarca che il suo valore aggiunto alle liste (più 4 per cento) non è stato molto diverso dal 5 per cento del 2004: «Ma la coalizione stavolta era sotto di 18 punti». Soprattutto però parla del voto disgiunto: «Non abbiamo perso per quello, ma ha pesato. E forse qualche elettore si è allontanato dalle urne per effetto di una proposta così indecente». Poi il battibecco con Cabras: «Non sono d'accordo con te, Antonello, sembra che tu voglia dire io l'avevo detto ». «Resta il fatto che l'avevo detto», lo interrompe il senatore. «Beh», riprende Soru, «se uno la predica troppo, una profezia può anche autoavverarsi». Non è l'accusa esplicita di aver remato contro, ma ci va pericolosamente vicino. Forte il brusio della sala, dove prevalgono i non soriani.
Subito dopo Soru deve andare via, e quindi non sente i rimproveri di Siro Marrocu, Nazareno Pacifico e soprattutto Paolo Fadda («chi ha gestito il potere in Sardegna per cinque anni in maniera quasi assoluta non può addebitare la sconfitta al voto disgiunto. È scorretto che un generale supremo che ha deciso persino la data della battaglia getti le colpe sui soldati»). Sull'altro fronte, il senatore Francesco Sanna sogna un Pd meno litigioso.

OGGI A SANLURI In questo clima nuovamente caldo, Soru riunisce alle 15.30 i suoi fedelissimi all'hotel Rosy di Sanluri, sulla Carlo Felice. Fonderà Sardegna democratica, associazione interna al Pd che fa già discutere. Lo stesso Pacifico biasima, in una nota, «la riproposizione delle sterili divisioni personalistiche. Chi sarà a Sanluri verrà iscritto tra i soriani. Tutti gli altri, che chiedono luoghi di discussione e condivisione alla pari, che chiedono regole, e non parteciperanno perché non propensi culturalmente a rispondere al richiamo di Cesare, verranno banalmente iscritti nella categoria degli antisoriani».
Il Pd, scrive l'ex consigliere regionale, non trarrà benefici da una nuova radicalizzazione dello scontro: «Sardegna democratica sarà la prima corrente, a cui inevitabilmente se ne contrapporranno altre». È il caso, conclude, che quelli che vogliono rilanciare il partito «pretendano che si ponga fine all'arbitrio per cui il primo che arriva detta legge in nome e per conto del vero Pd».
Concetti non lontani da quelli espressi in un'altra lettera aperta al partito, firmata da due donne dell'assemblea regionale (Angela Quaquero e Valentina Sanna): «Chiediamo a Soru, ai soriani e anche agli antisoriani, di non ritornare allo schema negativo del conflitto. Se ciò dovesse riproporsi, sarà ben grave la responsabilità di chi l'avrà innescato. I Signori della Guerra si facciano da parte. È il momento di costruire la Pace».
GIUSEPPE MELONI