Tre minuti per non scordare il dramma della Thyssen. Il lavoro della regista cagliaritana Barbara Ardau (di Roberto Murgia da rossodisera.info)

Sei mesi dopo il rogo della Thyssen Krupp, Barbara Ardau, net-artista cagliaritana, ha girato un video sulla tragedia che “è diventata un simbolo – dice – una cosa tanto forte che ha permesso di parlare di situazioni anche meno rumorose dal punto di vista mediatico”

Questa prima incursione artistica nei fatti della Thyssen sarà presentata il 3 giugno a Torino nella storica galleria ‘Allegretti’, contestualmente alla mostra work-shop, “Viva-io”, organizzata in collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e aperta al pubblico fino al 21 giugno.
Il video dura tre minuti soltanto, come tutti i video dell’artista. Perché? “Non voglio annoiare la gente. Di solito le persone preferiscono guardare un film. Guardare il video invece è come guardare un quadro”. La strada del corto non dev’essere stata neanche considerata. Non esiste la via di mezzo per raccontare realtà sociali dure, difficili da accettare e da digerire. Brevità e lunghezza possono essere molto efficaci se non si lascia spazio a invitanti furberie mainstream: è il caso del video di Barbara Ardau, è il caso di un film come Gomorra, perfetti perché privi di sbavature. “Non volevo mitizzare l’aspetto più triste della faccenda – spiega Barbara – ma porre l’attenzione su ciò che non è stato fatto. Loro (alcuni operai della Thyssen scampati al rogo) nel video leggono il codice etico che la Thyssen come tutte le altre aziende deve stilare. Subito dopo l’attenzione viene catturata da ciò che è accaduto”. Quindi, intimamente, dal motivo per il quale il codice non è stato rispettato. Tre minuti bastano al video per rappresentare la forte contraddizione: la lettura del codice, poi il rogo, “attraverso la documentazione della telefonata ai soccorsi, senza nessun tipo di commento da parte mia, ma mettendo in relazione i due fatti”.
Alcune immagini sono state girate dalla Ardau quando ha fatto la Milano-Torino per andare a trovare gli operai rimasti vivi. “Altre sono prese dalla rete e da me ricampionate”, così come la musica, “da me tagliata e rimontata, e comunque scaricata da internet, da cose che non conosco”. Il video sulla Thyssen Krupp è solo l’ultimo tassello di un progetto che Barbara Ardau porta avanti da due anni: il ‘Santa Barbara project’. Che mira al ricampionamento semantico dell’icona Santa Barbara (per i cattolici, la santa protettrice dei minatori e più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa). “Lavoro con altri artisti su internet per ricampionare l’icona Santa Barbara – dice – e darle un altro significato, quello di protettrice di persone che non hanno molta visibilità mediatica e di chi lavora nel sommerso in genere. In particolare su you tube sono presenti diversi video dove si raccontano in maniera artistica e poetica certe situazioni, per esempio i ragazzi che vivono per strada a Napoli, a contatto tutti i giorni con la spazzatura”. Impossibile quindi per lei, resistere al valore simbolico del dramma della Thyssen Krupp.

Roberto Murgia
30/05/2008

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Il lavoro di Barbara (aiutata da Mimmo, che va come minimo citato) è bellissimo e dopo Torino lo vedremo presto a Cagliari. Intanto vi segnalo la mostra dei suoi allievi del Liceo Artistico: è in corso al teatro civico di Castello. Andate, se non altro per scoprire che ci sono ancora parecchi diciottenni con le idee chiare. (c.c.)