La battaglia legale Quando Gianluca Morelli ha ottenuto la concessione edilizia per costruire una palazzina di due piani più seminterrato in via Marengo, era il 2003.
RISCHIO NOTO DAL 2003 L'AVVOCATO «È il Comune, insieme al progettista, a dover accertare se esistano i presupposti per costruire», taglia corto Susanna Angelica Cabras, avvocato e componente del pool di cinque legali (gli altri sono Marco Coni, Roberto Cortis, Giampaolo Pisano e Corrado Podda) che cura gli interessi di sei famiglie che abitano tra via Marengo e via Peschiera. «Il fatto era noto, il Comune conosceva i pericoli. Chi ha costruito invece no, e non era neanche obbligato a saperlo». L'ULTIMA CONCESSIONE Non era obbligato neanche il fratello di Gianluca, Fabrizio, che nel 2007 - cioè solo due anni fa - ha ottenuto un'altra concessione edilizia. In questo caso l'amministrazione ha dato il via libera all'ampliamento di 30 metri quadri per il suo attico, nel palazzo di fronte. Dove la mattina di Ferragosto gli inquilini si sono visti notificare un'ordinanza «con decorrenza immediata», dove vengono invitati a «monitorare le strutture» e «mettere in sicurezza gli stabili», a proprie spese.
CEDE L'ASCENSORE Nello stesso palazzo Valentina Porcedda è rimasta intrappolata nell'ascensore che la stava portando al secondo piano: l'elevatore si è inclinato come la torre di Pisa, insieme alla casa. Ora dice: «Il Comune non può prendere una decisione del genere, in pieno agosto, obbligandoci a risolvere un problema che non abbiamo creato noi. Anche volendo farlo, non abbiamo i soldi. E sarebbe difficile mettere d'accordo tutti i condomini». L'avvocato Cabras aggiunge: «Non si può chiedere ai privati di anticipare le somme necessarie per i lavori. È un'opera di protezione civile, se non viene fatta chi ci abita rischia la vita, è il Comune a dover intervenire». |
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