Ussaramanna si interroga dopo le torture inflitte a un diciottenne

Snobbato il corteo anti-violenza Cari ragazzi, la noia è un valore?

Un gruppo sociale è tale quando l'Io individuale si fonde nell'Io sociale, pur conservando la propria identità. Laddove radici, memorie, valori sono riconosciuti e condivisi, la solitudine e i problemi si alleviano nel supporto amorevole del vicino. Punti di riferimento geografici e socio-affettivi rendono l'individuo orgoglioso di essere riconoscibile all'esterno a partire dall'accento, attraverso il modo di fare, di essere, di sentire. Il riconoscimento di sé nell'altro ci rende pazienti ma severi, accoglienti ma decisi, castigatori ma non giudicanti.
Si è perso qualcosa? Il tempo non è più il criterio delle fasi della giornata e della vita se lo si deve rincorrere. Senza raggiungerlo mai, evidentemente, se continuamente diciamo: «Mi manca il tempo di… mi manca il tempo per…». E allora l'attenzione, l'ascolto, la disponibilità si perdono in questo rincorrere il tempo.
Eppure, capita spesso di vedere il gruppo 'dei ragazzi del muretto' cellulare in evidenza (soli?), evidentemente il tempo non passa più neanche di là. L'indifferenza è la regola? La solitudine spirituale, la noia sono un valore? E allora è per questo che si scavalca - brontolando per il 'disturbo' - il cadavere lasciato troppo a lungo sul marciapiede, o si ignora 'il corteo' contro ogni violenza, nei confronti di chiunque?
GIOVANNA CARLETTI
Sindaco di Ussaramanna
Il portinaio di un palazzo romano precipita dalla terrazza che sta pulendo e muore; la folla dell'ora di punta scavalca il cadavere di quella vittima del lavoro, che ingombra il marciapiede. Notizia crudele, ampiamente commentata sui giornali e le tv, in classe e al mercato: brutta cosa, le metropoli. Grazie al sindaco di Ussaramanna per aver accostato l'episodio romano, così facile da condannare perché (in apparenza) così lontano, con le cronache agghiaccianti di casa nostra.
Ma grazie soprattutto perché la sua amministrazione non ha voluto rassegnarsi all'idea che nella sua comunità un ragazzo possa essere gettato in un pozzo legato a una corda, lunga quel tanto che basta per farlo respirare. Una tortura che un Paese civile rifiuta anche per il più efferato delinquente. Non molti giovani però hanno partecipato alla fiaccolata organizzata da Comune e parroco per dire no alla violenza: quella contro Luciano Picchedda, 18 anni appena, e contro chiunque altro, compaesano o forestiero. Forse non si identificano nei riti degli adulti, o forse qualcuno ha pensato che non fossero affari suoi.
Caro sindaco, ai ragazzi del muretto, soli coi loro cellulari e la loro noia, forse dovremmo riproporre i versi del poeta inglese John Donne: «Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; / Ogni uomo è un pezzo del continente, / parte della Terra intera ; e se una sola zolla vien portata via / dall'onda del mare, qualcosa all'Europa viene a mancare, / come se fosse stato un promontorio, / o la casa di un uomo, di un amico, o la tua stessa casa. / Ogni morte di uomo mi diminuisce perché / io son parte vivente del genere umano. / E così non mandare mai a chiedere / per chi suona la campana: /essa suona per te».
DANIELA PINNA

29/04/2008
(fonte Unione Sarda)